giovedì 31 dicembre 2009

2010...obiettivi

Ogni fine e inizio mi porta a riflettere sul passato per "programmare" il futuro.
Uno dei miei più grossi leak è lasciare a metà, incompiuti, i miei progetti.
E allora ci provo: fissando le parole in queste pagine potrò tornare a rivisitare questo post per aggiornare i miei piccoli traguardi e spronarmi nei periodi di stanca.

Obiettivi 2010 (futili e meno futili, rigorosamente non in ordine di importanza)

- "Risolvere" il mio ciclo di studi, nel bene o nel male DEVO DECIDERMI!
- Contribuire direttamente all'elezione di almeno uno degli amici del mio gruppo (il Circolo Giugni) alle prossime elezioni amministrative
- Organizzare almeno un paio di viaggi all'estero con la famigliuola (in pole position nei miei pensieri ci sono NewYork e i paese scandinavi)
- Qualificarmi per un torneo live di Texas Holdem (senza spendere quindi la cifra del buy in)
- Diventare Supernova su Pokerstars
- Perdere 7-8 chili di peso
- Tornare a giocare a calcetto due volte a settimana
- Vendere la moto (e qui sicuramente mia moglie andrà in visibilio)...
- ...Comprare una nuova moto (e qui mia moglie mi ammazza...già lo so :P)
- Ristrutturare il bagno di casa (ovviamente non io..."far ristrutturare" ok?)
- Tornare a Torino a salutare gli amici e i colleghi
- Seguire un corso o studiare da autodidatta un pò di degustazione di vini (sommelier fai da te...)
- Incrementare la mia cantinetta di vini pregiati (obiettivi Barbaresco e Barolo d'annata)
- Varie ed eventuali

Vabbè...a parte le chiacchiere e le facezie c'è carne a cuocere per un bel pò...
... E LA MOTO NON LA CAMBIO...ok?!?!? (ma non la vendo nemmeno :P)

Auguro un Buon 2010 ricco di soddisfazioni a tutti coloro che mi leggono e mi seguono

Per copiare una prassi di un mio amico blogger allego DUE (mi devo pur distinguere) Songs of the Day

Oasis - Champagne Supernova

U2 - City of Blining Lights


martedì 15 dicembre 2009

Oltre il dissenso

Siate sempre capaci di sentire nel più profondo di voi stessi ogni ingiustizia commessa contro chiunque in qualsiasi parte del mondo: è la qualità più bella di un rivoluzionario.
(da Scritti, discorsi e diari di guerriglia, 1959-1967)




lunedì 7 dicembre 2009

Il cappio


Ho sempre pensato che il vero limite della nostra società è il cattivo vezzo del cercar la scorciatoia sempre e in qualsiasi modo.
Cerchiamo sempre il santo a cui votarci per scavalcare più che per meritare.
Ma, a pensarci bene, il clientelismo è un vortice che ci trascina in basso tutti (anche coloro che credono di beneficiarne), sconvolgendo le regole del gioco e innescando comportamenti ignobili e mistificazioni.
La nostra iniziativa proverà quanto meno a "tirar fuori" la rabbia dei disillusi e a "misurare" l'estensione del fenomeno: proviamo, anche con una risata, a mettere i puntini sulle i e a marcare le differenze.
E chi vuole intendere intenda.

Per le segnalazioni:
via mail pastaefagioli@circologiugni.it o sul sito: www.circologiugni.it

venerdì 27 novembre 2009

Una nuova opposizione

Fine ottobre 2009
il PD ha un nuovo segretario, un uomo rispettabile e concreto, per nulla avvezzo al politichese e alle manovre oscure.

Bene! Benissimo direi!

Si apre una nuova stagione di opposizione dura e di alternativa

Bene! Benissimo direi!

e quindi?

Quando si trattava di votare in aula per lo scudo fiscale?
Il suo partito era impegnato nella fase precongressuale
e vabbè, pazienza

La manifestazione del 5 Dicembre denominata NO B-DAY?
No grazie, preferisce non esserci
e vabbè, pazienza


Ma allora, quando e da dove iniziamo a fare opposizione e a costruire l'alternativa?
L'alternativa passa attraverso la revisione del bipolarismo e del bicameralismo perfetto?
Sono questi i problemi reali che affliggono la nostra democrazia?

Mah! Resto basito!

Ma poi un lampo squarcia il cielo dell'oblio e della rassegnazione.Ecco cosa intendeva il neo segretario sul nuovo modo di fare opposizione
finalmente una presa di posizione dura contro i privilegi e le leggi ad personam

Lotta dura senza paura!

avanti così...partito dell'alternativa di governo democratica...avanti così

e pensare che quel sigaro ti stava proprio bene...ti donava un "non so che" di rivoluzionario...

lunedì 23 novembre 2009

Democrazia in crisi, società civile anche

Sulla crisi della democrazia, non mi pare che ci sia molto da dire, in più di quel che sappiamo. Se non bastasse la realtà di cui tutti facciamo esperienza nei piccoli e grandi rapporti di vita quotidiana – prima ancora che nella vita delle istituzioni – , ci sono studi ponderosi che parlano della democrazia odierna nella luce spettrale di un "totalitarismo capovolto".
Si elaborano griglie concettuali per "misurare" le democrazie esistenti, e ciò meno per rilevare progressi, e più per attestare regressi verso il punto-zero al di là del quale, di democratico, resta la forma ma non la sostanza. Ritornano antiche immagini biologiche delle società, paragonate ai corpi naturali viventi che, come nascono, sono destinati a morire. Nulla, nelle opere degli uomini è eterno e così, oggi, quest’idea del ciclo vitale si applica alla democrazia.

La caduta dei totalitarismi del secolo scorso sembrava avere aperto l’èra della vittoria della democrazia su ogni altra forma di governo degli uomini. Dalla seconda metà del secolo XX, si cominciò a mettere tutte le concezioni e le azioni politiche in rapporto con la democrazia, diventata quasi un concetto idolatrico comprensivo di tutte le cose buone e belle riguardanti gli Stati e le società, in tutte le loro articolazioni, dalla famiglia, al partito, al sindacato, alle Chiese, alla comunità internazionale. Questa connotazione positiva era un rovesciamento di antiche convinzioni. Fino allora, la democrazia era stata associata all’idea della massa senza valore, egoista, arrogante, faziosa, instabile e perciò facile preda dei demagoghi. Il giudizio negativo di Platone fece scuola nei secoli: la democrazia come regime in cui il popolo ama adularsi, piuttosto che educarsi: «Un tal governo non si dà alcun pensiero di quegli studi a cui bisogna attendere per prepararsi alla vita politica, ma onora chiunque, per poco che si professi amico del popolo».

Oggi, nel senso comune, non c’è un ri-rovesciamento a favore di concezioni antidemocratiche. C’è piuttosto un accantonamento, un fastidio diffuso, un "lasciatemi in pace" con riguardo ai discorsi democratici che, sulla bocca dei potenti, per lo più puzzano di ideologia al servizio della forza e, nelle parole dei deboli, spesso suonano come vuote illusioni. Non c’è bisogno di consultare la scienza politica per incontrare sempre più frequentemente una semplice domanda – «democrazia: perché?» – , una domanda che, solo a formularla, suona come espressione del disincantamento a-democratico del tempo presente e mostra tuttavia l’oblio di una durissima verità: che, salve le differenze esteriori, prima della democrazia c’è stata una dittatura e, dopo, ce ne sarà un’altra.

Che bisogno c’è oggi, in effetti, di democrazia? Con questa domanda, ci spostiamo dalla parte della "società civile". È lì la sua sede, il luogo della sua forza o della sua debolezza.
Nel senso in cui se ne parla correntemente oggi, la società civile è il luogo delle energie sociali che esprimono bisogni, attese, progetti, ideali collettivi, perfino "visioni del mondo", che chiedono di manifestarsi e trasformarsi in politica. Chiedono di prendere parte alla vita politica e di esprimersi nelle istituzioni: chiedono cioè democrazia.

Se la società si spegne, cioè si ripiega su se stessa e sulle sue divisioni corporative, essa diviene incapace di idee generali, propriamente politiche, e il suo orizzonte si riduce allo status quo da preservare, o alle tante posizioni particolari ch’essa contiene - privilegi grandi e piccoli, interessi corporativi, rendite di posizione - da tutelare.

Basta allora l’amministrazione dell’esistente; cioè la tenuta dell’insieme e la tutela dell’ordine pubblico: in altre parole, la garanzia dei rapporti sociali de facto. Di fronte a una società politicamente inerte può ergersi soltanto lo Stato amministrativo che si preoccupa di sopravvivenza, non di vita; di semplice, ripetitiva e, alla lunga, insopportabile riproduzione sociale.

Ma, se questo - la sopravvivenza - è il mandato dei governati ai governanti, ciò che occorre è soltanto un potere esecutivo forte e un apparato pubblico almeno minimamente efficiente. Non c’è bisogno di politica e, con la politica, scompare anche la democrazia. Infatti, mentre ci può essere politica senza democrazia, non ci può essere democrazia senza politica. Non avendo nulla di nostro che vogliamo realizzare, tanto vale consegnarci nelle mani di un qualche manovratore e, per un po’, non pensarci più.

Con queste considerazioni, si spiega l’orientamento che a poco a poco prende piede, a favore di un ri-disegno dei rapporti tra i poteri costituzionali, con l’esecutivo predominante sugli altri. L’investitura popolare diretta del capo, depositario d’un potere tutelare illimitato, contrariamente all’apparenza di parole d’ordine come innovazione, trasformazione, riforme, decisione, ecc. è perfettamente funzionale alla sconfitta della politica democratica, cioè della politica che trae alimento dalla vitalità della società civile.

Non solo: più facilmente, sarà funzionale alla sconfitta della politica tout court e alla vittoria della pura amministrazione dell’esistente, cioè alla cristallizzazione dei rapporti sociali esistenti. Di per sé, il pericolo non è l’autoritarismo, anche se può facilmente diventarlo, le volte in cui si tratta di cancellare o reprimere istanze politiche non integrabili nell’amministrazione dell’esistente. Il pericolo immediato è la garanzia della stasi, cioè la decomposizione ulteriore della nostra società in emarginazioni, egoismi, ingiustizie, illegalità, corruzione, irresponsabilità.

Se non si tratta necessariamente di autoritarismo, non è nemmeno un semplice ammodernamento della Costituzione. L’impianto su cui questa è stata consapevolmente costruita è quello di una società civile che esprime politica, a partire dai diritti individuali e collettivi, per concludersi nelle istituzioni rappresentative, con i partiti come strumenti di collegamento. Questa costruzione costituzionale, però, è soltanto un’ipotesi. I Costituenti, nel tempo loro, potevano considerarla realistica. I grandi principi di libertà, giustizia e solidarietà scritti nella prima parte della Costituzione, allora tutti da attuare, segnavano la via lungo la quale quell’ipotesi avrebbe trovato la sua verifica storica. La società italiana, o almeno quella parte della società che si identificava nei partiti, poteva darle corpo.

Si può discutere se e in che misura questo corpo sia stato fin dall’inizio deformato dalla "partitocrazia" e se, quindi, le istituzioni costituzionali siano diventate uno strumento di affermazione più di partiti, che della società civile, tramite i partiti. Tutto questo è discusso e discutibile. C’erano comunque istanze politiche che chiedevano accesso alle istituzioni. La democrazia costituzionale si è costruita su questa ipotesi, che per un certo tempo ha corrisposto alla realtà. Ora, siamo come a un bivio.

La strada che si imboccherà dipende dall’attualità o dall’inattualità di quell’ipotesi. Noi non contrasteremo le deviazioni dall’idea costituzionale di democrazia soltanto denunciandone l’insidia e i pericoli, cioè parlandone male. In carenza di una sostanza - cioè di istanze politiche venienti da una società civile non disposta a soggiacere a un potere che cala dall’alto - perché mai si dovrebbero difendere istituzioni svuotate di significato? Le istituzioni politiche vitali sono quelle che corrispondono a bisogni sociali vivi. Se no, risultano un peso e sono destinate a essere messe a margine.

Qui si innesta il compito della società civile, nei numerosissimi campi d’azione che le sono propri, e delle sue tante organizzazioni che operano spesso ignorate e sconosciute, le une alle altre. La formula di democrazia politica che la Costituzione disegna è per loro. La sua difesa è nell’interesse comune. Non c’è differenza, in questo, tra le associazioni che operano per la promozione della cultura politica e quelle che lavorano nei più diversi campi della vita sociale. C’è molto da fare per unire le forze.

E c’è molto da chiedere a partiti politici che vogliano ridefinire i loro rapporti con la società civile: innanzitutto che ne riconoscano quell’esistenza che troppo spesso è stata negata con sufficienza, e poi si pongano, nei suoi confronti, in quella posizione di servizio politico che, secondo la Costituzione, è la loro.

Gustavo Zagrebelsky - La Repubblica 07.11.09

mercoledì 18 novembre 2009

Donne oggi

Ho sempre pensato e creduto che il futuro sarà DONNA (a dire il vero auspico che lo sia anche il presente)

Ho sempre ritenuto che, in tutti gli ambiti (tranni alcuni sport in cui la forza fisica è l'essenza del gesto atletico), il "contributo in rosa" migliorerà la società in senso lato
E ho sempre apprezzato l'approccio alle questioni del gentil sesso (escludendo la Binetti dalla categoria, mia croce o cilicio, fate voi)

MA, c'è sempre un MA, mi chiedo:

perchè mai un "convegno" come questo non va deserto?

perchè una festa a Palazzo Grazioli diventa un happening appetibile e un mirabile trampolino di lancio?

perchè, io donna, per diventare ministro o potermi candidare devo scendere a compromessi e assecondare le voglie di un sessista che abusa del proprio potere?

e mi sorge un dubbio: il complesso della "donna oggetto" è una devianza tutta maschile o sta diventando uno strumento di "sotto potere" in mano alle donne più "tagliate"?

machiavelliche come non mai, le donne rampanti sfruttano oggi la scempiaggine dell'uomo che sbava...

...quanto mi piacerebbe un movimento femminista oggi!


un ulteriore segnale dell'ineluttabilità del declino morale della nostra società


ps: ogni riferimento alla richiesta di ingresso in giunta provinciale della componente mastrosimoniaca è del tutto casuale e mi scuso per aver distolto, con questa puntualizzazione, l'attenzione dal motivo ispiratore del presente post, è una banale coincidenza

giovedì 5 novembre 2009

Non si può sempre e solo subire/2

Come preannunciato nel precedente post siamo riusciti ad organizzare un'assemblea per discutere democraticamente dello stato di agonia in cui versa Italia dei Valori in Basilicata e non solo

l'appuntamento è per SABATO 7 NOVEMBRE presso l'HOTEL PALACE a MATERA alle ore 10.00

ci rifiutiamo di lasciare il partito in mano a chi fa della più bieca gestione clientelare il proprio fiore all'occhiello

rivendichiamo il rispetto delle regole statutarie, dell'uso della dialettica e della democrazia nelle scelte del partito stesso

e con questa iniziativa intendiamo fare rete con tutti quanti ritengono che un manifesto di valori valga più di un assessorato, un consigliere o un rappresentante in un ente in più

diciamo di essere un partito diverso? DIMOSTRIAMOLO CON I FATTI!


Comunicato Stampa

Numerosi iscritti e simpatizzanti di Italia dei Valori della Basilicata, tra cui gli iscritti e simpatizzanti del Circolo IdV “G.Giugni” di Matera, constatata l’assenza di qualsiasi riscontro da parte della dirigenza lucana rispetto alla richiesta di convocazione urgente di un assemblea degli iscritti finalizzata a dibattere e deliberare sulla fusione tra IDV ed il partito Addc nonchè sulla candidatura alle prossime regionali della leader dell’Addc, ritengono necessario autoconvocare in data sabato 7 novembre prossimo alle 10,00 presso l’Hotel Palace di Matera una pacifica e civile assemblea che dibatterà sull’attuale situazione della democrazia interna, sul rispetto delle procedure e regole statutarie, sulla “fusione” di IdV con il predetto partito Addc.

All’assemblea-dibattito-conferenza stampa sono invitati tutti i cittadini, i simpatizzanti e gli iscritti che credono nei valori di legalità costituzionale, giustizia anche e soprattutto sociale, partecipazione democratica e trasparenza che informano lo statuto di IdV.

mercoledì 4 novembre 2009

Non si può sempre e solo subire

qualcosa si muove e almeno riusciremo a dire come la pensiamo!


I dipietristi a De Magistris «Così il partito va in pezzi»



è in arrivo un'assemblea autoconvocata di iscritti e simpatizzanti IDV...

...stay tuned!

martedì 27 ottobre 2009

Il nocciolo della questione

Sembrerebbe quasi che sia una questione personale, che si percepisca l'ingresso di chiccessia nel partito come una limitazione degli spazi di visibilità e di azione degli altri.
Ma non è così.
La questione è politica oltre che strategica.

Politica perchè un partito che fa della coerenza, del rispetto delle regole, della legalità, dell'etica, della meritocrazia i propri elementi distintivi sicuramente poco ha da spartire con chi ha rappresentato e costruito un modello clientelare di gestione del potere (per non parlare del trasformismo).

Strategica perchè, pur essendo possibile una metabolizzazione e un confronto (anche duro) sui temi e sulle idee, un'apertura del partito a questa categoria di personaggi macchia inesorabilmente la fedina del movimento, minando profondamente alla base il progetto di "rivoluzione democratica ed etica" del paese.

Ci si offre allo schiaffo delle opposizioni pronte ad additare incoerenza e convenienze di turno e in più si perde appeal nei confronti di soggetti liberi e puri, slegati da catene clientelari e, a loro modo, ideologicamente ed utopicamente convinti che ci sia spazio per le persone oneste.

Per rivoluzionare un paese e scardinare un sistema così fortemente condizionato da affarismi e ingiustizie occorrerebbe far fronte comune, coinvolgere e mobilitare la gente: con che credibilità ci rivolgeremo alla gente per chiedere di schierarsi per una battaglia civile e democratica?

Davvero non capisco come si possa essere così miopi da non leggere la situazione per quella che è:
il partito ha raggiunto un risultato considerevole alle scorse elezioni Europee (il dato politico meno soggetto alle logiche clientelari) grazie a candidature e programmi pressochè inattaccabili e di grande profilo etico e morale.
Questo risultato ha confermato, anzi ha svelato, ai miei occhi, che c'è un tessuto sociale di persone per le quali le battaglie politiche hanno un senso, un significato profondo, non di facciata o di spicciola convenienza.
Noi dovremmo cogliere quel segnale e lavorare per mettere la politica nella condizione di non poter corrompere e comprare il consenso, restituendole il suo ruolo originale.
Il cittadino deve poter votare per un programma e un'idea di Città, Provincia, Regione e Stato, non per un bieco tornaconto personale.
Se così fosse, a prescindere da come ciascuno di noi voti, avremmo sicuramente una società migliore.

Perchè non far tesoro di questa dote e battere questa strada?

Se davvero si avverte un rischio per la nostra democrazia perchè non "arruolare" (e non necessariamente "tesserare") i cittadini sensibili a questo richiamo?

L'emergenza democratica è il motivo valido per cui lottare o stiamo semplicemente cavalcando il momento per assestarci nel sistema colluso/corrotto (consolidandolo di fatto)?

Se poi l'obiettivo è aumentare la rappresentanza "a prescindere", queste manovre politiche sarebbero anche appropriate, da grandi strateghi della vecchia politica.
Ma se così è si sappia che questa non è la mia politica.
E chiunque dotato di un minimo di senso critico potrà convenire con me che questa è sicuramente una posizione antitetica al manifesto dei valori del partito stesso.
Il manifesto dei valori a cui ci ispiriamo ci carica, infatti, di una responsabilità assai più grande e ingombrante di quanto lo sia per partiti e associazioni che non hanno nemmeno affrontato i temi questione morale e meritocrazia.
E allora ce ne vogliamo far carico o dobbiamo sventolare statuti, invocare leggi costituzionali e moralizzare a convenienza?

Perchè continuiamo a pensare al singolo consigliere regionale in più (frutto magari di uno scarto di voti in più raccimolato promettendo come sempre) o al listino regionale (che aborro!) quando dovremmo occuparci di programmi e trasparenza nelle istituzioni, costruendo "L'alternativa di Governo" di cui il buon Di Pietro parla in tv e alla gente.

Continuiamo a ragionare a breve termine e ci staremo precludendo qualsiasi speranza per il futuro.

Magari concluderemo qualche affare e avremo sistemato qualche persona in più ...ma a che prezzo?
Diciamocelo onestamente e ora: conta più la politica o la poltrona/affare?
Lavoriamo per "gestire" il potere o per "usarlo" nell'interesse collettivo?
E' meglio un uovo oggi (solo per alcuni) o sperare nella gallina domani (per tutti indistintamente)?

Troppe domande eh!
...mi consiglieranno di tacere per ragioni di Stato?

domenica 25 ottobre 2009

Di ritorno da L'Aquila

Appunti dalla mia seconda esperienza nelle zone terremotate

Poco è cambiato, troppo poco, direi.
E' vero, arrivando a L'Aquila si nota subito lo sfavillio delle case appena ultimate e consegnate.
Se mi avessero catapultato sulla Terra e non conoscessi i fatti l'avrei quasi scambiato per un luna park. E invece sono i 400 appartamenti realizzati e consegnati da poco, illuminati a giorno per "mostrarli" al mondo più che per necessità.

Per il resto tende ancora sparse qua e là esattamente come 3 mesi fa.
Il freddo la fa da protagonista.
Alla consueta escursione termica a cui ero preparato psicologicamente si sono aggiunte la neve e il ghiaccio mattutino.
Non deve essere affatto facile per le popolazioni colpite da questa disgrazia.

Mi sono fermato a scambiare due parole con gli ultimi abitanti del campo base di Barisciano, a pochi metri dal campo dei Vigili del Fuoco: un simpatico anziano mi ha invitato nella sua tenda blu. Ormai vuota, con una brandina in un angolo e la stufetta elettrica vicino. Mi ha detto che è rimasto solo, la famiglia che stava con lui ha avuto un appartamento in affitto, lui aspetta di sapere se la sua casa sarà buttata giù o meno e mi ha spiegato che per difendersi dal freddo si è confinato in un angolo per non disperdere il calore. Sorride, ce la farà, mi dice, ha indosso un cappotto appoggiato sulle spalle ma gira in manichine. E' un uomo forte, si vede! Non oso nemmeno chiedergli cosa ha passato quella notte. Sorride e già questo ne fa un eroe ai miei occhi.

I Vigili del Fuoco e la protezione civile?
Ridotti nel numero sicuramente, ma comunque presenti.
E a chiacchierare nel campo base dove ho prestato servizio pare che la presenza dei Vigili sia ormai più che altro "istituzionale".
Un segno di presenza dello Stato più che una effettiva opera di sostegno alle popolazioni.

I puntellamenti sono ormai fatti, le ordinanze di demolizione tardano ad arrivare.
Si procede a fare prevalentemente lavori di copertura di tetti lesionati e sfondati e qualche recupero di beni per gli immobili in procinto di essere buttati giù.

Sorge a tutti il dubbio sulla immensità della spesa pubblica per la proiezione di un'immagine:
lo Stato c'è...

...mah...

...forse gli stessi soldi possono essere impiegati meglio, forse non è più il caso di mantenere un apparato così imponente in quelle zone, forse è il caso che la politica lasci il posto ai "manovali"

La drammaticità, guardando per un attimo avanti e non alle tragedie passate, è nella tristezza che si percepisce attraversando la zona rossa del centro de L'Aquila città.

Immutata a sei mesi dal sisma, transennata e presidiata dallo Stato, immobile e in ginocchio.

Un centro che era (e si spera debba tornare ad esserlo) il cuore pulsante di un'economia basata sull'Università (dislocata in periferia e in calo vistoso di iscrizioni), sugli studenti, sulle cartolibrerie, sui negozi e sui locali.
Tutto fermo.

La ricaduta di questo brusco stop, sia pur immaginando una città riconsegnata agli aquilani già domani mattina, sarà negativa e porrà seri interrogativi sull'effettiva rinascita a medio termine.
Tornare a passeggiare sotto i portici potrebbe non significare affatto tornare a vivere.

Mi è capitato tra le mani un giornalino locale, un'edizione quindicinale.
Il titolo di uno degli articoli era:
"Vivevo in un paradiso e non me ne rendevo conto."

Mi sono fermato a riflettere e chiudendo gli occhi ho pensato e goduto del paradiso in cui vivo io...e subito dopo mi sono vergognato per questo istinto egoista.

Su un mezzo vecchio e malandato (come la maggior parte del parco mezzi dei bistrattati pompieri) ma di grande supporto all'attività dei Vigili del Fuoco di Matera è attaccato un manifestino che recita così:

Rialzati L'Aquila!

E speriamo che i riflettori non si accendano solo quando arriva sua maestà il Berlusca o sua eminenza Bertolaso.

mercoledì 21 ottobre 2009

L'unica strada possibile

Ormai un pò sto imparando a conoscere me stesso e l'ambiente in cui sto provando a muovermi.
Tra proposte di bocconi amari, filosofiche illusioni, incazzature vere e simulate, articoli di denuncia e paventate querele, ho finalmente intravisto una via, una strategia comune, un modo operativo per continuare a lottare per rivendicare un ruolo e un'appartenenza.

Il percorso è iniziato, sarà duro e tortuoso ma l'aver vicino gli amici di sempre è IL motivo per cui so che val la pena combattere questa battaglia.

Ma non c'è "Rosa" senza spina: il clientelismo è un male duro da sconfiggere e l'arrivismo non è un male minore.

Il partito, I partiti e LE istituzioni non sono proprietà esclusiva di questo o quel capo bastione, devono essere di chi ne condivide i valori fondanti e fattivamente dimostra di essere coerente.

I problemi, come la polvere, non si nascondono sotto il tappeto ma si affrontano a viso aperto.

Sicuramente sarebbe tutto molto meno duro se ciascuno di noi, forte della propria libertà di pensiero e moralità decidesse di fare rete e lavorare attivamente.

Esattamente come ha fatto Mimmo, un amico ma soprattutto un uomo che ha dimostrato con i
fatti, e non solo a parole, da che parte sta.
Senza compromessi. Alla faccia di chi dice che l'occasione fa l'uomo ladro!

Oggi inizia un nuovo percorso, abbiamo messo insieme 23 persone, 23 tra uomini e donne consapevoli che non può piovere per sempre.
E allora sotto a lavorare, con tutto l'entusiasmo e la determinazione possibile.

Il mio auspicio è che i 23 diventino 50, poi 100, poi 1000 e che magari non ci sia più bisogno di confinarsi in un circolo o in un partito per parlare di rispetto delle regole e onestà, oltre che di prospettive e programmi.

Significherebbe aver sconfitto le mafie e i clientelismi...ma forse qui sto sognando un pò troppo.

Tra i 23, comunque, mi è d'obbligo ringraziare in particolare Francesco, Domenico, Gianfranco e Gianni senza i quali NULLA sarebbe potuto incominciare.

Solo il tempo dirà se riusciremo a cavare un ragno dal buco o se rimarremo avvitati a discutere del sesso degli angeli.

Di certo c'è che dimostreremo a noi stessi prima e al resto del mondo, poi, che l'etichetta non si appiccica sulla giacchetta se non la si merita.

In bocca al lupo amici!

Che IDV siamo noi
("siamo" congiuntivo... sinonimo di auspicio e di speranza)

mercoledì 7 ottobre 2009

Buccico al capolinea

Il Sindaco di Matera, l'avv. Buccico, si è dimesso.
Io mi compiaccio per questo gesto di coerenza da parte dell'ormai ex Sindaco e leggo le sue dimissioni come un gesto di onestà intellettuale.
La coerenza è nell'aver riconosciuto che di politca e di programmi non vi è più traccia (se mai ce n'è stata) ed è giusto che il carrozzone si fermi.

Il gesto però non lo esime dalla critica per un progetto politico (nato monco e morto incompiuto) che pure ha sbandierato ai quattro venti (deridendo, per altro, gli avversari politici e le minoranze).

Buccico paga il prezzo di una maggioranza nata sulla carta in seguito a compromessi che di politico avevano ben poco.
La triplice alleanza, il patto per Matera nascondevano tornaconti e spartizioni che un uomo esperto e colto come il sig. Buccico non poteva far finta di non aver letto.

A mio avviso non sono stati anni di buon governo.

Mi fa sorridere leggere attestazioni di merito (e di rimpianto) nei riguardi di un'amministrazione che ha:

a) provveduto ad aumentare le tasse (contravvenendo tra l'altro alle linee programmatiche del partito nazionale a cui dice di far riferimento)

b) posto in essere "privatizzazioni" di servizi pubblici (senza alcun motivo d'urgenza o impellenza economica) anche attraverso l'abuso di un "falso" project financing (la questione cimiteriale docet, ma anche la questione "parcheggi" è emblematica)

c) aprire i Sassi al traffico rendendoli il primo parcheggio a cielo aperto annoverabile tra i Patrimoni dell'Unesco

d) programmare la costruzione di inceneritori per venire incontro a lobby e potentati amici (il convengo organizzato dal Lions Club è storia ormai) quale soluzione miope e scarsamente lungimirante al problema dello smaltimento dei rifiuti

e) modificare i regolamenti per l'assegnazione dei locali nei Sassi in modo da procedere a concessioni ad personam

f) limitare e via via eliminare le voci di dissenso interne alla propria maggioranza denigrando ed intimidendo

g) nominare assessori personaggi alquanto pittoreschi di cui è più facile ricordare le gaffes piuttosto che la competenza e le iniziative concrete

h) operare un repulisti sommario e su base ideologica per sostituire, e non eliminare, posizioni di privilegio precedentemente acquisite (che non giustifico, sia chiaro); come a dire: lo "spoil system" non ha colore politico

Poi lo so anche io, da comune cittadino, che se gli è mancato il terreno sotto i piedi è perchè, magari, non ha assecondato le richieste di questo o di quel costruttore (il cui "braccio armato" è politico) per il maledetto piano urbanistico e il mattone (unica fonte di reddito per gli speculatori locali). E questa potrebbe essere persino una nota a suo favore.

Ma poteva non saperlo il giorno della stipula del "patto per la città"?

Su andiamo non scherziamo.

Un uomo della sua "statura morale" (tralasciando per puro garantismo i processi penali in cui è implicato) porta comunque con se il peso e la responsabilità per una gestione effettiva del potere in contrasto con gli intenti manifestati a più riprese dai palchi, dai comunicati stampa e in ogni occasione in cui abbia potuto parlare alla città, sia pur sempre in maniera forbita e dotta.

La cultura non è condizione necessaria e sufficiente per governare una città.
L'onestà e il rispetto della legalità, si.

Un saluto (non romano, anche se so che lo apprezzerebbe sicuramente) al sindaco uscente, non mi mancherà nè lo rimpiangerò...

...anche se sospetto che chi lo sostituirà non sarà affatto da meno (ma chi vivrà vedrà)

La mia sensazione è che bisogna scardinare un sistema corrotto e colluso che gestisce la politica "per" gli affari.
E nulla ha potuto, inquesto senso, un Sindaco ritenuto carismatico e capace dai più, pur avendo manifestato di volerlo fare.
Vorrà dire che lo sforzo dovrà venire da altre componenti:
prime fra tutte LA TRASPARENZA E LA PARTECIPAZIONE COLLETTIVA.

Matera non ha bisogno di un Sindaco o un traghettatore d'anime illuminato quanto si voglia.

Ha solo bisogno che le persone oneste si facciano carico di un progetto di rivoluzione culturale, a prescindere dall'appartenenza a questo o a quello schieramento politico.

Riappropriamoci della politica e ridiamole dignità attraverso l'etica e la legalità.

sabato 3 ottobre 2009

Scudo fiscale...vergogna di stato

La legge approvata è indegna, mortifica e umilia i comuni cittadini che pagano le tasse e si guadagnano il pane con il sudore della fronte.
L'anonimato, la "tangente" del 5%...è così indegna che in uno Stato di diritto sarebbe impossibile persino che venisse discussa in parlamento.

Ma noi siamo il paese delle banane, delle ministre veline, della corruzione istituzionalizzata, della giustizia manipolata e via dicendo

Non ci si stupisce più di nulla.

E pensare che si poteva quanto meno infliggere alla maggioranza promotrice del provvedimento una SCONFITTA MORALE respingendolo stesso...si poteva, già.
E perchè non è stato così?
Perchè a fronte di 270 votanti a favore ve ne erano 250 contrari E 30 ASSENTI nelle file della maggioranza (e altrettanti nell'opposizione, a dire il vero)

chi sono?
eccoli

Pd (22)
Ileana Argentin,Paola Binetti, Gino Bucchino, Angelo Capodicasa, Enzo Carra, Lucia Coldurelli, Stefano Esposito, Giuseppe Fioroni, Antonio Gaglioni, Dario Ginefra, Oriano Giovanelli, Gero Grassi, Antonio La Forgia, Linda Lanzillotta, Marianna Madia, Margherita Mastromauro, Giovanna Melandri, Lapo Pistelli, Massimo Pompili, Fabio Porta, Giamomo Portas e Sergio D’Antoni.

Udc (6)
Francesco Bosi, Amedeo Ciccanti, Giuseppe Drago, Mauro Libè, Michele Pisacane e Salvatore Ruggeri.

Idv (1)
Aurelio Misiti.


c'è persino la mia amica Binetti, forse impegnata a dare una mano di minio al suo cilicio per non farlo arruginire...ma questa è un'altra storia

e oltre il danno la beffa

Giorgio Napolitano può rimandare il provvedimento alle camere qualora ravvisi elementi di incostituzionalità e coerenza dello stesso...PUO' ma non lo fa.
E perchè non lo fa: PERCHE' AFFERMA SIA INUTILE! TANTO POI LO RIVOTANO!

ecco il video


che vergogna, che vergogna

è una farsa, svegliatemi, è il peggior incubo che io abbia mai vissuto

sabato 19 settembre 2009

Live form Vasto (1) - Quel fresco profumo di libertà

Si respira un'aria libera.
Si respira un'aria di resistenza.
E' palpabile nell'aria un'esigenza di giustizia e legalità.

Appunti dal Dibattito su Giustizia e Sicurezza di oggi, ore 16.00 - Palazzo D'avalos - Vasto

Luigi De Magistris
Report sull'attività parlamentare europea, deleghe ottenute e credibilità riscossa a livello europeo del gruppo parlamentare di IDV (7 elementi) per l'attivismo.
Emblematica la domanda: "MA SIETE ITALIANI?"
C'è un rischio tangibile di sovvertimento del regime democratico.
Berlusconi si affretta a definire sovversive le procure che lo attaccano, parla di Bari, Milano e Palermo. Su Palermo poi il caso è particolare, visto che da nessun atto risulta che sia coinvolto in procedimenti giudiziari legati a "cosa nostra" ci si chiede CHI ABBIA VOLUTO METTERE IN GUARDIA accusando la procura di Palermo di cospirare contro di lui?
Avrà i suoi buoni motivi per essere allarmato...
Il progetto di Rinascita Democratica Piduista è praticamente realizzato, persino superato.
Di fronte all'avanzata di questo modello occorre far fronte comune e coinvolgere la società civile.

Sonia Alfano
Bisogno di legalità diffuso: dal cittadino investito dal pirata della strada fino al taglieggiato dalla mafia.
La società civile, i singoli cittadini hanno un ruolo e una responsabilità immensa.
Rimanere immobili e impotenti di fronte a questa deriva è colpevole.
Da singoli cittadini possiamo riempire le piazze e gridare la richiesta di giustizia motivandola con i fatti, con gli atti giudiziari pubblici, con le lenzuola che un tempo Palermo espose per denunciare la collusione tra stato e mafia all'indomani delle stragi di mafia.
Il ruolo della piazza è centrale e ciascuno di noi deve fare la propria parte anche rinunciando a parte della propria vita privata.
Il "berlusconi" non è il nemico numero uno, se dovesse essere destituito inizieranno altri problemi e se qualcuno lo destituisce è perchè non è più funzionale al progetto
Occorre scendere in piazza e rivendicare le proprie idee, i propri ideali

Gioacchino Genchi
Testimonianza di un ventennio di indagini.
Carriera messa al servizio dello Stato e schiaffeggiata dalle manipolazioni delle indagini, dall'ingerenza di servizi deviati e da apparati dello Stato che mettono a repentaglio anche la legittima esigenza di svolgere il proprio lavoro dignitosamente e lealmente.
La forza della verità deve travolgere il malaffare.
IDV è il riferimento, non politico, ma ideologico per tutta l'ITALIA ONESTA.
A prescindere dal credo politico e dallo schieramento c'è un'Italia fatta di persone per bene che guarda alla "gente di vasto" con speranza perchè sulle loro gambe cammina il desiderio di legalità e giustizia.

Salvatore Borsellino
La vicenda della strage che ha ucciso Paolo e la sua scorta nasconde verità ben più agghiaccianti.
"L'agenda rossa" sia il simbolo di una richiesta di giustizia.
La memoria del fratello morto ucciso non è un fatto personale ma una battaglia che dà senso allo Stato. Quello Stato rappresentato e amministrato proprio dagli assassini, dai mandanti occulti e dai delegati alle trattative con "cosa nostra".
La mafia oggi è nello Stato e ciascuno di noi sa quanto questo sia vero.
C'è una parte della società civile che non ci sta e che chiede con la propria voce ma soprattutto con la propria presenza in piazza e nelle manifestazioni giustizia per RESISTERE, RESISTERE, RESISTERE.
Piangere non serve: "non ho versato una lacrima per la morte di mio fratello ma non smetterò di gridare la mia rabbia"
Sventola una fotocopia dell'agenda grigia in cui una delle voci dell'ultimo giorno di Paolo recita "ore 18.00 - MANCINO"...PERCHE'?
Dove è finita l'AGENDA ROSSA? Cosa nasconde e chi la custodisce?

La speranza, parafrasando Borsellino, è che da queste piazze salga quel "fresco profumo di libertà" e coinvolga le giovani generazioni motivandole e preparandole ad una "rivoluzione" culturale che sovverta il controllo delle mafie sulle nostre vite.
E' una speranza ma soprattutto un impegno.
E' il mio secondo incontro con Salvatore Borsellino, il primo risale a novembre.
Speriamo ce ne siano un terzo, un quarto e così via...

Qui si respira davvero un'aria diversa...e quasi quasi non voglio tornare a respirare l'aria del mio orticello (sempre parlando politicamente...si intende)

lunedì 7 settembre 2009

4° Incontro Nazionale IDV

La bella esperienza dell'anno scorso mi aveva indicato una direzione.
Grazie all'atmosfera libera e indipendente respirata a Vasto nel 2008 mi sono così convinto che un'alternativa c'è.

Un'alternativa ad un modello neoliberista ed egoista della gestione della cosa pubblica
Un'alternativa al dominio delle "mafie" negli affari e nella politica
Un'alternativa al controllo dell'informazione e al lavaggio del cervello della popolazione


L'anno trascorso da quel Settembre del 2008 ad oggi ha portato piacevoli novità, è vero, ma anche qualche ombra e qualche perplessità.

Non tutto quanto recepito, letto, ascoltato da parte dei vertici del partito si traduce, ahimè, in opere, iniziative e "comportamenti" a livello locale.
Ed è un gap di cui ho constatato l'ampiezza cozzando la testa come contro un muro di gomma.

Cito Pancho Pardi quando parla di organizzazione di partito:
"Un problema fondamentale che bisognerà affrontare nel prossimo futuro:
Ciò che viene pensato e indicato a livello centrale quasi mai si traduce e mette in pratica in periferia."
Uno scoglio.

Ma questo è un tema che se pur va trattato e (voglia il cielo) superato, non mi impedisce affatto di proseguire un percorso convinto in IDV per due fondamentali ragioni:

a) l'emergenza democratica è un dato di fatto e appartenere a questo partito mi permette di far fronte comune e RESISTERE

b) lo stato delle cose non può cambiare se non si prova a farlo dall'interno, mettendo a disposizione degli altri tutto quanto il proprio entusiasmo e la propria voglia di innovazione senza scendere a biechi compromessi; non è detto che ci si riesca (sarei un'illuso se ne avessi la certezza), ma non provarci equivale ad esserne complici.

Di certo c'è che sentir parlare Pancho Pardi, Orlando, Di Pietro, De Magistris, Li Gotti e gli altri serve a tener fermo dinanzi a me un obiettivo, a vedere l'alternativa: e già questo non è poco.

Per quanto riguarda, invece, le questioni locali e in particola chi oggi guida il partito, chi siede nei banchi delle amministrazioni materane e lucane, chi combatte per una poltrona a colpi di comunicati stampa, chi tenta di saltare sul carrozzon
e ipotizzando un successo alle prossime regionali...bè...questi dovranno confrontarsi con la realtà dei fatti e con i fatti dimostrare "l'appartenenza" o di fatto sarà "guerra", sempre nei limiti della civiltà e del rispetto, ma sarà "guerra".

Non si può combattere il clientelismo acquisendo pacchetti di voti (ossimoro assoluto)
Non si può innovare e predicare la meritocrazia spartendo le poltrone tra raccomandati, metodi Cencelli e trattative private e autoreferenziali.

Faccio parte di un gruppo di amici che guarda oltre questa
gente e questo modo di interpretare la politica.
Paghiamo uno scotto derivante, probabilmente, dal retaggio culturale e dall'egoismo.
Me ne sto sempre più convincendo.
Ma non mi arrendo così facilmente.

Noi saremo a Vasto perhè è quello il nostro modello di riferimento.
Noi saremo a Vasto perchè non abbiamo paura di metterci in discussione e di discutere di un modello innovativo e alternativo che scardini e sconfigga i "clientelismi", le "mafie" e le "dittature del pensiero unico".
Noi saremo a Vasto perchè, parafrasando Francesco, IDV SIAMO NOI.

L'obiettivo è delineato, noi ci saremo ed io metterò a disposizione il mio blog personale per divulgare ed esternare tutte le sensazioni positive e per dar conto di tutte le iniziative e i programmi di cui si discutera al 4° Incontro Nazionale di Vasto.

giovedì 3 settembre 2009

A 13 anni...

20 anni fa ne avevo 13

e 13 anni sono un'età particolare:

si gioisce e si soffre in maniera esagerata spesso ingiustificatamente (saranno gli ormoni? forse...)
si vive sognando
si ride per nulla
ci si infervora per questioni di principio ed esistenziali
ci si prende una cotta ad ogni piè sospinto
(o meglio: questi sono stati i miei 13 anni! oggi i 13enni non so in che mondo/modo vivono! vabbè...)

Di quel giorno di 20 anni fa, quel 3 settembre del 1989, ho un ricordo confuso:
un leggero mal di pancia, una lacrima solitaria.

Tifoso della Juventus sin da bambino vidi svanire in un attimo l'icona della mia juventinità.
Cancellato da una notizia letta dallo speaker del TG, svaniva nel nulla il "capitano" dei miei sogni, non solo della mia squadra del cuore.

Un uomo elegante sul campo e fuori, onesto, equilibrato, un signore oltre che un superbo calciatore.

Gaetano Scirea rappresentava per me la perfezione:

mi chiedevo (e ancora oggi non so darmi una risposta) come può un calciatore, un difensore per giunta e a quei livelli di professionismo, vantarsi di non essere mai stato espulso sul campo?

Quanti attaccanti più veloci di lui avrà dovuto fermare nella sua carriera?
Possibile che MAI sia entrato scordinato, fuori tempo?
Possibile che MAI abbia protestato per un rigore subito, per una gomitata ricevuta?

E' innaturale, è sovrannaturale, mi dicevo.

Sono passati 20 anni e di difensori con quelle caratteristiche, di uomini con quella tempra e umiltà ne ho visti davvero pochi, sui campi di calcio e fuori, e sempre meno nel calcio business dei nostri tempi.

A Scirea devo, probabilmente, la mia "educazione" sportiva.

A lui, quindi, nel giorno del ricordo della sua tragica scomparsa di vent'anni fa, va il mio ringraziamento.

giovedì 13 agosto 2009

Chi siamo e da dove veniamo

Raramente uno spettacolo teatrale mi ha emozionato come questo.
Un susseguirsi di brividi a fior di pelle: i gesti, le musiche, la storia, la mimica, i valori.

Storie di lucani.
Emigranti.
Strappati alla terra che amavano intensamente come fossero spighe di grano.

Antichi riti, valigie piene di povertà e speranza, l'impatto duro con la discriminazione razziale.

Nel volto di Francesco Evangelista si ritrovano ansia, paura, fierezza, speranza ed amore.

E, sullo sfondo, tra una semina e un "trombata" di pane, tra una mietitura e una lustrata di scarpe, la prima battaglia popolare contro la pena di morte.

E' un'esperienza da vivere.

Grazie "Compagnia Senza Teatro"

prossimamente saranno anche a Matera...stay tuned

mercoledì 22 luglio 2009

L'Eco sotto l'ombrellone e l'eclissi della dignità

Lo ammetto, pur essendo rientrato dalle vacanze ho ancora la testa altrove.
Ma se c'è una cosa che non riesco a digerire è che nonostante tutto quello di cui questo Paese necessita per ridare speranza (lavoro?) alle nuove generazioni e giustizia nell'accezione più ampia del termine siamo ancora invischiati e avvinghiati a discutere delle scopate del nostro beneamato Presidente del Consiglio.
G: Mille ora già te li ho già dati ... poi se rimani con lui ... ti fa il regalo solo lui ... ah ... vedi che lui non usa il preservativo ... eh
PDA: Ma non esiste una cosa senza preservativo ... come faccio a fidarmi?
G: Ma ... è Berlusconi ...
PDA: Ma tu chi sei? Guarda che ... sai quanta gente è rimasta ...
G: Sai quanti esami fa lui?
(fonte L'Espresso)


FITS ANY HEAD...recita lo slogan...






Per fortuna (e per chiosare su queste faccende) c'è sempre un saggio ad illuminare la mia mente:

Umberto ECO : il problema non è il premier ma gli italiani

un paggaggio fondamentale :
Nel 1931 il fascismo aveva imposto ai professori universitari, che erano allora 1.200, un giuramento di fedeltà al regime. Solo 12 (1%) rifiutarono e persero il posto. Quei 12 hanno salvato l' onore dell' Università e in definitiva l' onore del Paese. Ecco perché - sottolinea Eco - bisogna dire di no anche se si sa che non servirà a niente. Che un giorno si possa dire che lo si è detto
e a me piace stare in quell'1% fattivamente e pragmaticamente

quanto alle questioni più prossime a me, se non altro per motivi geografici, tra le onde che hanno lambito i miei piedi sulla battigia lucana c'è sicuramente il fallimento della Nicoletti S.p.a. :
io mi auguro che questa faccenda sia una LEZIONE per evitare che si continuino a perpetuare errori così macroscopici:
non si può soprassedere sul fatto che l'azienda sia stata foraggiata (soldi pubblici ovviamente) senza controlli e verifica alcuna (per fantomatici corsi di formazione solo per fare un esempio)
non si può nascondere che il collasso è avvenuto anche se non soprattutto per scelte manageriali errate (catene di negozi e delocalizzazione della produzione, abbandono del core business per rincorrere bandi e finanziamenti comunitari ed extra)
non si può nemmeno far finta di non sapere come il castello di carte (detto anche azienda a conduzione famigliare) si sia retto sulla compiacenza di molti (operai compresi) e sull'assenza/connivenza sindacale

il problema della crisi economica c'entra davvero poco, i salotti si continuano a produrre e vendere: magari li fanno altri, magari li fanno a nero per massimizzare i guadagni, ma tant'è:
si continuano a produrre e a vendere esattamente come prima

ma come sempre in vicende così complesse difficili da decifrare ciò che stona davvero è il tentativo di manipolazione della realtà

e così come un'araba fenice si risorge, si cambia nome al marchio in procinto di fallire , si riappare in altra veste (basta aggiungere "home" al marchio?) e si tenta di addossare le colpe ad altri additando ad esempio le banche




in tutta franchezza a questa gente consiglierei:
a) un esame di coscienza per tacere (ma sarebbe sufficiente un estratto del proprio conto corrente bancario)
b) un bagno di umiltà per rispetto alle famiglie che da questo fallimento sono usciti con le ossa rotte (operai e fornitori su tutti)

altro che c'era una volta un re e fantomatiche ipotesi di fitti di rami d'azienda e capannoni vari...

PATETICI!

io una mia scelta l'ho fatta, non compro più salotti da questa gente

e in linea di massima cercherò di non comprare più nulla da chi SFRUTTA a vario titolo


poi ci sarebbe da parlare anche della candidatura di Grillo alle primarie del PD e delle primarie stesse (ma mi riservo di fare un post in futuro) e della genesi di una giunta provinciale materana particolarmente burrascosa esposta alle sferzate e le battaglie dei partiti della coalizione/armata brancaleone vincitrice

ci sono cose che voi umani neanche potete immaginare, si recitava in "Blade Runner"

bè, lo spettacolo indegno e le meschine figure a cui l'uomo si espone per una poltrona sono quanto di più squallido ci possa essere (e vale sia per la faccenda salotti che per le vicende politiche)



per fortuna si farà presto a voltare pagina, anzi, ad iniziare un nuovo libro, almeno spero!

siamo in mezzo ad un'eclissi di sole...la più lunga del secolo
ma voglio esser positivo:
siamo al 5° fotogramma?

Speriamo!

lunedì 22 giugno 2009

Lesa maestà

Sinceramente, detto francamente, non mi interessa quanto o a che titolo tu sia implicato nelle vicende delle inchieste di questi giorni.
E già, perchè, in fondo, la tua credibilità nella mia mente è già ZERO, come fa a diminuire ancora?

E' ZERO perchè ho letto un pò: mi sono documentato su come sei arrivato lì al potere, su come hai corrotto a vario titolo a destra e a manca per assecondare i tuoi affari, su come nelle tue esperienze di governo tu abbia lavorato anche, se non soprattutto, per garantirti una sorta di immunità che non scalfisse il tuo processo di arricchimento e beatificazione, sulle tue prescrizioni e sulle tue appartenenza massonico-politiche.
Quindi, ai miei occhi, queste vicende dai risvolti morale bassissimi non alterano affatto la mia stima nei tuoi riguardi.

MA, prevenuto e antropologicamente diverso da te, mi chiedo:

perchè nascondere scientificamente le notizie sui tg nazionali?

ne parlano i giornali italiani, ne parlano i blogger, ne parla la stampa internazionale, ne parla il Vaticano e i nostri TG no?

diceva mia nonna: "anche se non hai fatto nulla, se non vuoi che se ne parli è perchè non hai la coscienza a posto"

mi viene un dubbio: ma tu, ce l'hai una coscienza?

lunedì 18 maggio 2009

Delinquenza e dabbenaggine

Scenario:
Campagna elettorale per le Elezioni Provinciali a Matera del 2009

Antefatto:
L'amministrazione Provinciale bandisce concorsi pubblici per pochi posti (27) in prossimità della scadenza elettorale stessa (qui il comunicato stampa)

Mi sorge un dubbio:

è più delinquente chi millanta e promette raccomandazioni a chiunque gli capiti a tiro per l'assunzione a seguito di questi concorsi in cambio di un voto

O

è più stupido chi crede, sentendosi rivolgere la proposta indecente, che proprio lui e non gli altri 3000 a cui è stata analogamente fatta, possa essere il beneficiario di quelle ILLEGALI attenzioni da parte del candidato?


è un dubbio?
no, a pensarci bene non è un dubbio
perchè la storia mi ha insegnato che invece è una certezza:

il candidato è un delinquente e il materano è un cretino


finchè non scardineremo questo assurdo legame non ci sarà futuro per questa terra

Basta col clientelismo! BASTA!

giovedì 7 maggio 2009

La luce in fondo al tunnel

Il partito a cui in quest'ultimo periodo guardo con maggiore interesse, per i valori che veicola, per le battaglie che conduce e per la serietà-coerenza che manifesta è senza dubbio Italia dei Valori.
Spesso mi son trovato in passato a criticare le posizioni di un centro sinistra sempre più sciablo (in tutte le sue componenti, PD e Sinistra alternativa), sempre più avvitato su questioni personali, padronali e lobbistiche che poco spazio lasciano alla Politica, quella con la P maiuscola.
E il "dissenso", il "rifiuto" si è fatto via via più pressante nella mia mente sino a diventare pensiero dominante. Soprattutto guardando alla politica locale.
Che dire poi dell'apertura alla società civile?
Del rinnovo generazionale?
Dell'allargamento della partecipazione?
Delle primarie delle idee e dei programmi?
Che dire? Nulla, ma non il nulla essenziale, esclusivo.
Un "nulla" corredato da false manifestazioni di democrazia partecipata (vedi primarie dei giovani), di promesse senza seguito, di tentativi di rinnovamento respinti, di istanze rigettate al mittente.
La nomenclatura ha ancora un peso e il suo peso è fondamentale per il controllo del territorio, delle persone, degli affari.
In IDV no; o almeno non in toto; o non è questo, almeno, il carattere distintivo e peculiare. Le prove?
Ci siamo avvicinati al partito con la nostra associazione Rinascita Civile: in fondo i principi che sottendono il nostro operato è comune alla linea "dipietrista". Abbiamo collaborato in occasione della raccolta delle firme per il referendum contro il Lodo Alfano; abbiamo poi organizzato, insieme ad altre associazioni, l'incontro con De Magistris e Vulpio, due "candidati eccellenti" nei collegi meridionali alle europee. Solo per fare due esempi concreti e documentati.
Bene, il partito non è rimasto immobile e insensibile alle nostre sollecitazioni.
Ci ha cercato, ci ha parlato, ci ha ascoltato.
Ha dato evidenti segni di apertura, di comprensione e di stima per la chiarezza e la spontaneità dimostrata nel nostro modo di porre le questioni.
Ne è nata una collaborazione anche elettorale: IDV Matera ha accettato l'apertura alla società civile delle proprie liste, ha accolto con entusiasmo la sfida del rinnovamento e dialogato apertamente e liberamente con la nostra associazione, come con altri soggetti, seduti intorno ad un tavolo paritario: non c'è stato un rapporto di subalternità tra i vertici di partito e la nostra associazione, si è parlato apertamente e lì dove le nostre istanze sono state reputate valide e concrete sono state accettate.
Il frutto di questo dialogo è la candidatura di due ragazzi di Rinascita Civile in due collegi materani nelle liste di Italia dei Valori per le elezioni amministrative provinciali di giugno 2009. Dico "frutto", ma in realtà sarebbe più giusto parlare di "fiori" che si spera diventino frutti resistendo alle intemperie più feroci.
Queste candidature sono motivo di orgoglio per la nostra associazione ma, soprattutto, una sfida per il futuro: la sfida di innovare, aprire ed allargare le porte di un partito per assorbire le migliori energie positive locali e provare a lasciare un segno tangibile della forza delle nostre idee:
libere, democratiche, determinate e pure.
E', per noi, un investimento sul futuro, stiamo provando a tradurre in fatti la passione per la politica e per il civismo che ci unisce.
La sfida, sia chiaro, non è per la poltrona.
L'obiettivo è dare un senso e un seguito alle belle parole.
L'obiettivo è cambiare e sradicare una volta per tutte la collusione tra interesse pubblico e particolare/personale.
Sciogliere il cappio del clientelismo che si stringe sempre più al collo del cittadino, illudendolo all'inizio per poi strozzarlo definitivamente.
Domenico e Gianfranco sono due ragazzi splendidi, uno spiraglio, una ventata d'ottimismo, un sorriso sulle labbra dopo tanto tempo passato a mordersi la lingua e a turarsi il naso.
Si intravvede un pò di luce in fondo al tunnel in cui siamo entrati: varrà la pena di correre, con loro, veloci verso l'uscita.
Senza timori. Con la forza dell'entusiasmo.

In bocca al lupo Domenico Bennardi e Gianfranco Lopez.

Io sono con voi.

venerdì 1 maggio 2009

MateraCamp 09

Domani, a Matera, si svolgerà la terza edizione del MateraCamp, una non conferenza, un incontro di idee, di persone, di bloggers animati dallo spirito della condivisione del proprio istinto digitale ma anche dalla voglia di mischiare le proprie percezioni e le proprie visioni tecnologiche (e non solo) con gli altri.
Un incontro stimolante, l'anno scorso ho tratto diversi spunti interessanti.
Le aspettative per quest'anno sono persino superiori.
Il tema dell'evento è sostanzialmente il ruolo che la tecnologia e il web può svolgere in un periodo di crisi economico-finanziario. Un tema di stretta attualità, visti i risvolti e le conseguenze che la recessione e la de-industrializzazione del nostro territorio stanno comportando soprattutto pensando all'aspetto occupazionale ed imprenditoriale.
Spero di trovare spunti interessanti, di intravvedere una via attraverso gli interventi e le discussioni.
L'importante sarà crescere, io ho solo da imparare...cercherò di assorbire come una spugna e di respirare l'aria libera ed effervescente del popolo 2.0

Che questo accada a Matera, poi, è motivo di orgoglio e di soddisfazione.

Un ringraziamento anticipato agli organizzatori.


MateraCamp

mercoledì 29 aprile 2009

Sweet Tuscany

La natura...



...l'arte...

...l'amour...


...lo spirito satirico...


...il gusto...


...cosa chiedere di più alla vita?

giovedì 2 aprile 2009

L'inevitabilità delle cose.

A legger le cose oggi, fotografando la situazione attuale, parrebbe ti sia mancato il coraggio.

O che tutto sia stato così maledettamente inevitabile, obbligato...

Oggi potrei dirti (consolandoti?) che non hai avuto coraggio; oppure potrei liquidare la tua posizione con un semplice "sei ormai un ingranaggio del sistema", e in realtà così quasi ti assolverei.
E invece mi sto via via convincendo che le cose non stanno così.

E già perchè in realtà il tuo errore è all'inizio di questo piano inclinato...e te lo spiegherò usando come metafora una mano di texas hold'em: un giocatore di texas hold'em sa che la percezione della "migliore scelta possibile" cambia a seconda delle carte che sono in mano e a terra, sul tavolo.

Torniamo a due anni fa.

Hai in mano Asso-Tre:

l'Asso è la tua onestà, la tua preparazione, il Tre sono la tua inesperienza e la tua buonafede.

Sei in posizione sfavorevole visto che parlerai per primo, ma tu punti lo stesso perchè ti senti forte, hai l'Asso. Sei forte, pensi, e se il flop ti aiuta vincerai la mano e il torneo.

"Sono forte...ho l'Asso!"

Punti, e dopo di te il tuo avversario ci pensa un pò e poi chiama semplicemente, mette le chips giusto per continuare la mano. Gioca di posizione, aspetta le tue mosse; "vediamo il flop", pensa.
CALL.

Bene. Si gioca la mano:

Il dealer distribuisce le carte al flop:


Tocca a te parlare, c'è un asso a terra: ti senti ancor più forte di prima, parli per primo, è vero, ma hai l'asso (l'entusiasmo)!
Guardi il tuo stack e punti, ma non esageri e metti metà delle tue chips dentro il piatto...
...e sorridi, ci credi!

Tocca al tuo avversario: lui ci pensa...gioca con le fiches...le rigira tra le mani...e...



...e poi dice: ALL IN!

Il tuo sorriso scompare.
Guardi in terra, ti si gela il sudore, inizi a pensare che la tua sicurezza forse era eccessiva e ingiustificata. Ma come? (Ti starai chiedendo) Come "all in"? Bluffa? No! Non ci credi...ha fatto "all in", non bluffa, si gioca tutto, non bluffa; sudi e ti si contorce l'intestino, contiamo le pulsazioni? all in? ma porca miseria...

...e ora? ora? ora sei alla fine di quel piano inclinato, ora la percezione del coraggio cambia, la realtà è un'altra cosa, l'entusiasmo va a puttane; ora sei nelle condizioni in cui ti ho fotografato all'inizio di questo racconto.

E ora? Ora è "quasi inevitabile", forzato, difficile e comunque, ora, SAI che è impossibile trovare una via d'uscita che non ti costi qualcosa! Non l'avevi previsto, ma ora lo SAI.

Torniamo al tavolo e analizziamo la situazione.

Sostanzialmente a questo punto hai due scelte (e siamo all'altro giorno):

A) Call:
metti dentro tutte le tue chips e ti giochi tutto in una mano sola; aspetti il turn e il river sperando che sia sufficiente per farti vincere la mano e il torneo

B) Fold:
fai un passo indietro, passi questa mano e continui a giocare il torneo con quelle poche chips che ti sono rimaste, ricominciando a giocare con più criterio, a ricostruirti una posizione sperando di vincere mano su mano aumentando il tuo stack poco per volta

e tu? quale scelta hai fatto?

Hai scelto il CALL, non so quanto tempo ci hai pensato, ma vai avanti e speri che al turn esca un 3 (3 carte su 49) o che il tuo avversario stia bluffando e non abbia in mano l'asso.
Guardi ancora per terra, ti trema la voce, dici che avresti voluto che le cose fossero andate diversamente, che speri che le cose vadano diversamente, che non pensavi...insomma...CALL!
Questo hai detto: CALL!

Tutte 'ste cose le speri davvero, io ti credo; il tuo entusiamo era genuino, l'asso in mano ce l'hai davvero ma il tuo avversario è più esperto di te e la mano l'ha giocata da manuale perchè sono decenni che gioca a questo gioco.

Vuoi che ti dica cosa succederà domani?

Arriverà il turn:


E poi il river:


Si gireranno le carte e lui ti farà vedere che in mano ha
AK (Asso e Kappa)!

Avrai perso!

A meno che...
...a meno che, invece, non esca il 3 al turn o al river, è vero.
Vediamo: 3 carte su 49 al turn, 3 carte su 48 al river...diciamo un 11% di probabilità circa; un pò poco per sperare.
E sperare, a questo gioco, è un altro errore, meno grave ma sempre un errore: non è lotto, è texas hold'em.

Cosa avresti dovuto fare? ora? FOLD.
Per come hai giocato (as played) ora avresti dovuto passare.
Gettavi le carte e con le chips rimaste riprovavi a giocarti il torneo, da posizione sfavorevole e svantaggiata, è vero, ma avresti visto altre carte, altre mani e potuto dimostrare le tue qualità.
E così provavi a vincere il torneo ugualmente. In my humble opinion...si intende.
Ma a questo punto conta poco, conta davvero poco.

Ma vuoi che ti spieghi dov'è il tuo vero errore?

Il tuo vero errore (quello grave) è che quella mano con Asso e Tre non avresti dovuto giocarla!
FOLD! Subito!
A3 è una mano debole: da sola la tua onestà non basta (l'Asso) e non hai posizione al tavolo.
Dovevi gettare le carte subito, aspettare un nuovo giro di carte, aspettare una mano forte in cui essere dominante.
Non dovevi metterti in questa situazione che ti porta a giocarti tutto da sfavorito: rischi di perder tutto in una mano che non avresti dovuto giocare (e forse te l'avevano pure detto).

E allora? Ci mettiamo a sperare tutti insieme che esca il 3? Uscirà?

Io non ci sto: sono un giocatore mediocre, è probabile, ma non sono un gambler, per me il 3 non uscirà.

Io, al tuo posto, due anni fa, avrei "foldato pre-flop".

lunedì 30 marzo 2009

...eppur si muove


Qualcosa si muove, il nostro impegno inizia a produrre qualche effetto (speriamo valga la regola dello sbatter d'ali che provoca l'uragano).
Non ci si illude, sia chiaro.
Per lo meno proviamo ad "usare" il tempo messo a disposizione per l'impegno politico-sociale per produrre e costruire qualcosa, e non "sprecarlo" per distruggere e denigrare.


Pragmatismo è la parola d'ordine.


Di seguito riporto un breve riassunto delle attività che l'associazione a cui appartengo ha messo e sta mettendo in cantiere in questo periodo:

  • Manifestazione del 25 Aprile - R-Esistiamo
  • Convegno "Libertà d'informazione e giustizia" del 5 Aprile 2009 "


L'associazione ha anche aperto una finestra su Facebook per cercare di aumentare il livello della comunicazione ma anche per cogliere spunti e perchè no, collaborazioni.
L'associazione è nata e cerca di crescere fondandosi essenzialmente sulla libera partecipazione.
Alla base dell'impegno, della condivisione del tempo e delle idee c'è il rispetto reciproco e la stima per le persone che vi partecipano attivamente.
Siamo un gruppo aperto, non vi sono schemi precostituiti o gerarchie di sorta.
L'importante, e mi ripeto, è la stima.
Tutto il resto sono chiacchiere da bar.


Tutto il materiale riguardante le attività, lo statuto e i progetti sono disponibili sul Blog della nostra Associazione - Rinascita Civile Matera.

Gruppo Rinascita Civile su Facebook - http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=58101379235&ref=nf
Incontro con De Magistris e Vulpio su Facebook - http://www.facebook.com/home.php?#/event.php?eid=87276472288&ref=nf

mercoledì 25 marzo 2009

aforismi

Dall'albero del silenzio pende il suo frutto, la pace. Di fronte agli sciocchi e agli imbecilli esiste un solo modo per rivelare la propria intelligenza: quella di non parlare con loro.

In genere è consigliabile palesare la propria intelligenza con quello che si tace piuttosto che con quello che si dice. La prima alternativa è saggezza, la seconda è vanità.


Arthur Schopenhauer (filosofo tedesco, 1788-1860.)
Aforismi sulla saggezza del vivere.

giovedì 19 marzo 2009

Brunetta mon amour...

Si parla di Dipendenti Pubblici su "La 7" da Ilaria D'Amico, Exit

lui dice:
è giusto e si deve poter licenziare chi non fa il proprio dovere anche nella Pubblica Amministrazione

un ragazzo del pubblico ribatte:
lei in qualità di politico/onorevole/senatore/ministro è un dipendente pubblico ma a noi non ci è permesso di licenziarla nonostante non fa il suo dovere visto lo sfascio a cui la politica ha portato il nostro paese

lui ribadisce:
ha ragione, condivido, ma si sbaglia su un punto: lei può licenziarmi quando vuolei, basta che non mi voti più

ah si? sicuro?

un piccolo appunto signor ministro:
come forse NON SA o fa finta di non sapere LEI viene candidato, secondo l'attuale sistema elettorale, quasi sicuramente in posizione UTILE da poter essere eletto grazie anche ad una minima parte di votanti fedeli al suo schieramento
se malauguratamente poi non dovesse risultare eletto nessuno impedisce al capo del governo che si va a formare di chiamarla a fare il Ministro (viste le sue comprovate abilità e qualità)

quindi, come vede, il mio giudizio sul suo operato conta davvero poco e non faccia il furbo:
conta molto di più, ai fini del mantenimento del suo posto di lavoro, l'opera di assecondamento e di lecchinaggio a cui si deve sottoporre nei confronti del suo Capo (nella fattispecie di Silvio B.) che decide la sorte della sua carriera come un dio in terra, leader del nulla

ragion per cui, così come ha detto Lei al ragazzo di cui sopra in diretta televisiva, io ribadisco a Lei: "studi un pò di più, si informi"

poi stamattina se ne esce con un'altra delle sue boutade:
guerriglia e guerriglieri, bravo...e poi? repressione e corte marziale?
ha bisogno di studiare un pò di democrazia, signor Ministro, studi un pò di più

e poi, signor Ministro, mi faccia un piacere, dismetta quest'abito spocchioso e irriverente e faccia UMILMENTE il suo lavoro

la paghiamo per questo

perchè lo sa che la paghiamo noi, vero??

venerdì 6 marzo 2009

qualche strofa

due tre giorni di ascolto intenso
giudizio incerto...han fatto di meglio ma alcuni spunti interessantissimi ci sono

scorrendo i testi...qualche strofa incisiva

da: I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight


Every generation gets a chance to change the world
Pity the nation that won’t listen to your boys and girls
‘Cos the sweetest melody is the one we haven’t heard
Is it true that perfect love drives out all fear?
The right to appear ridiculous is something I hold dear
Oh, but a change of heart comes slow

It’s not a hill, it’s a mountain
As you start out the climb
Listen for me, I’ll be shouting
We’re gonna make it all the way to the light
But you now I’ll go crazy if I don’t go crazy tonight


traduzione:

Ogni generazione ha una possibilità per cambiare il mondo
Triste è la nazione che non ascolterà i suoi ragazzi e ragazze
Perché la melodia più dolce è quella che non abbiamo ascoltato
È vero che l’amore perfetto scaccia tutte le paure?
Il diritto ad apparire ridicolo è qualcosa a cui tengo
Ma un cambiamento del cuore avviene lentamente

Non è una collina, è una montagna
Mentre inizi la scalata
Ascoltami, starò urlando
Arriveremo in fondo fino alla vetta
Ma so che impazzirò se non impazzisco stanotte

da: Cedars Of Lebanon

Choose your enemies carefully, 'cause they will define you
Make them interesting 'cause in some ways they will mind you
They're not there in the beginning but when your story ends
Gonna last with you longer than your friends


traduzione:

Scegli i tuoi nemici accuratamente, perché loro definiranno la tua esistenza
Rendili interessanti, perché in qualche modo si cureranno di te
Non sono lì all’inizio, bensì alla fine della tua storia
Rimarranno con te più a lungo dei tuoi amici

venerdì 27 febbraio 2009

pensiero corrotto

Ascoltando Gomez, autore con Travaglio e Lillo del libro BAVAGLIO che ho letto mesi or sono, mi ha colpito molto una sua affermazione che tuttavia non riesco a far mia, pur comprendendo le motivazioni e le ragioni che sottendono l'asserzione

secondo Gomez "il Parlamento non è lo specchio della nostra società, non rappresenta il popolo italiano"

bè, devo dire che non sono del tutto concorde

anzi, se devo dirla tutta mi sto sempre più convincendo che invece "siamo ciò che critichiamo, nella peggiore delle ipotesi, o siamo ciò che facciamo finta di non vedere e denunciare , nella migliore"

non c'è ambito, settore, occasione pubblica o privata in cui non mi stia capitando di incontrare "qualcuno di viscido, di urticante", gente pronta a lavorare solo per se stesso o per la propria parrocchia, tanto scaltra da assecondare e distorcere la realtà al fine di motivare e dar forza alla propria posizione a prescindere dalla legittimità della stessa, come se fosse irrilevante

per non parlare poi della fenomenologia del conflitto di interessi diffuso, tollerato e assecondato, fonte di potere, reddito e paradossalmente di riconoscenza, stima e persino di processi di beatificazione

non è riduttivo dire che in Parlamento c'è gente che non ritiene l'interesse generale come primario, senza dover per forza quantificarne una percentuale ma forse il problema reale è che non è "il Parlamento" IL problema, o meglio non è SOLO il Parlamento a rappresentare IL problema

sempre più spesso mi sento rispondere:
"anche se non condividi lo sai che funziona così, no?"

come se tutto debba scorrere così perchè fino ad oggi è andata così e a qualcuno è andata persino meglio di quanto potesse legittimamente aspettarsi
"che ci vuoi fare?"

manca sempre di più la volontà di vedere le cose da un altro punto di vista magari anche solo per arricchire un dibattito, non per fare per forza l'avvocato del diavolo: la democrazia non è un gioco delle parti

così ci si accorge che, anche nella quotidianeità, è più facile conformarsi ed amministrare l'esistente e diventa pertanto più conveniente aderire che scostarsi, abbiamo altro a cui pensare, altro a cui dedicare il nostro tempo produttivamente
e così si finisce per accettarlo come ovvio e inevitabile, e di questo passo si scivola irrimediabilmente verso la morte della democrazia, utopia di autogoverno consapevole della gente comune

ma non è riduttivo affermare che questa è, ahimè, la regola a TUTTI i livelli, dall'amministrazione dello Stato alla piccola sede di partito di provincia, passando per il sindacato in ufficio e l'assemblea dei condomini

c'è sempre il mediocre di turno che è pronto ad affermare "è una scelta obbligata, dettata dalla congiuntura, da fattori ambientali esterni che non ci lasciano scelta, che ci vuoi fare..."
mai un atto di coraggio, un tentativo di legger le cose da un altro punto di vista, di fornire un'alternativa, di tentare un'altra strada

e così, corrotto il pensiero, si vanifica lo sforzo anche di chi prova a cambiare il mondo

il riformismo è sempre più minoranza in questo paese, è un fenomeno di nicchia, non va al di là di un'etichetta o di un manifesto elettorale...
nei fatti è impraticabile, strozzato da un conformismo e da un'inerzia spesso dolosi

e allora, alla luce di queste considerazioni che minano le fondamenta "ottimiste" e "buoniste" del mio sentire, mi chiedo se davvero non abbiano ragione coloro i quali intendono provare a sovvertire l'ordine delle cose "senza se e senza ma", "senza destra nè sinistra", "senza l'etichetta o il buon senso", provando a scuotere le coscienze e catalizzando attenzione a prescindere dalla vendita di dvd, di libri e da spettacoli da "industria del dissenso"

è una riflessione difficile, in fondo sono un utopista e per me la parola ideologia ha ancora un senso, ma carpisco segnali negativi intorno a me

mi chiedo: e se del mondo attuale non avessi davvero capito ancora nulla?

imbattersi poi, in una lettura di questa portata, non fa che destabilizzare ulteriormente le mie "certezze"

sono il solo a cui questo studio mette paura?
non c'è modo di uscire da questo circolo involutivo vizioso?

le mie sono farneticazioni da confusione...le definirei così...
sono confuso e quindi farnetico

Al di là delle apparenze, il dubbio non è affatto il contrario della verità. In un certo senso, ne è la ri-affermazione. È incontestabile che solo chi crede nella verità può dubitare, anzi: dubitarne. (Gustavo Zagrebelsky)


beato colui che non ha dubbi (?)