lunedì 30 marzo 2009

...eppur si muove


Qualcosa si muove, il nostro impegno inizia a produrre qualche effetto (speriamo valga la regola dello sbatter d'ali che provoca l'uragano).
Non ci si illude, sia chiaro.
Per lo meno proviamo ad "usare" il tempo messo a disposizione per l'impegno politico-sociale per produrre e costruire qualcosa, e non "sprecarlo" per distruggere e denigrare.


Pragmatismo è la parola d'ordine.


Di seguito riporto un breve riassunto delle attività che l'associazione a cui appartengo ha messo e sta mettendo in cantiere in questo periodo:

  • Manifestazione del 25 Aprile - R-Esistiamo
  • Convegno "Libertà d'informazione e giustizia" del 5 Aprile 2009 "


L'associazione ha anche aperto una finestra su Facebook per cercare di aumentare il livello della comunicazione ma anche per cogliere spunti e perchè no, collaborazioni.
L'associazione è nata e cerca di crescere fondandosi essenzialmente sulla libera partecipazione.
Alla base dell'impegno, della condivisione del tempo e delle idee c'è il rispetto reciproco e la stima per le persone che vi partecipano attivamente.
Siamo un gruppo aperto, non vi sono schemi precostituiti o gerarchie di sorta.
L'importante, e mi ripeto, è la stima.
Tutto il resto sono chiacchiere da bar.


Tutto il materiale riguardante le attività, lo statuto e i progetti sono disponibili sul Blog della nostra Associazione - Rinascita Civile Matera.

Gruppo Rinascita Civile su Facebook - http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=58101379235&ref=nf
Incontro con De Magistris e Vulpio su Facebook - http://www.facebook.com/home.php?#/event.php?eid=87276472288&ref=nf

mercoledì 25 marzo 2009

aforismi

Dall'albero del silenzio pende il suo frutto, la pace. Di fronte agli sciocchi e agli imbecilli esiste un solo modo per rivelare la propria intelligenza: quella di non parlare con loro.

In genere è consigliabile palesare la propria intelligenza con quello che si tace piuttosto che con quello che si dice. La prima alternativa è saggezza, la seconda è vanità.


Arthur Schopenhauer (filosofo tedesco, 1788-1860.)
Aforismi sulla saggezza del vivere.

giovedì 19 marzo 2009

Brunetta mon amour...

Si parla di Dipendenti Pubblici su "La 7" da Ilaria D'Amico, Exit

lui dice:
è giusto e si deve poter licenziare chi non fa il proprio dovere anche nella Pubblica Amministrazione

un ragazzo del pubblico ribatte:
lei in qualità di politico/onorevole/senatore/ministro è un dipendente pubblico ma a noi non ci è permesso di licenziarla nonostante non fa il suo dovere visto lo sfascio a cui la politica ha portato il nostro paese

lui ribadisce:
ha ragione, condivido, ma si sbaglia su un punto: lei può licenziarmi quando vuolei, basta che non mi voti più

ah si? sicuro?

un piccolo appunto signor ministro:
come forse NON SA o fa finta di non sapere LEI viene candidato, secondo l'attuale sistema elettorale, quasi sicuramente in posizione UTILE da poter essere eletto grazie anche ad una minima parte di votanti fedeli al suo schieramento
se malauguratamente poi non dovesse risultare eletto nessuno impedisce al capo del governo che si va a formare di chiamarla a fare il Ministro (viste le sue comprovate abilità e qualità)

quindi, come vede, il mio giudizio sul suo operato conta davvero poco e non faccia il furbo:
conta molto di più, ai fini del mantenimento del suo posto di lavoro, l'opera di assecondamento e di lecchinaggio a cui si deve sottoporre nei confronti del suo Capo (nella fattispecie di Silvio B.) che decide la sorte della sua carriera come un dio in terra, leader del nulla

ragion per cui, così come ha detto Lei al ragazzo di cui sopra in diretta televisiva, io ribadisco a Lei: "studi un pò di più, si informi"

poi stamattina se ne esce con un'altra delle sue boutade:
guerriglia e guerriglieri, bravo...e poi? repressione e corte marziale?
ha bisogno di studiare un pò di democrazia, signor Ministro, studi un pò di più

e poi, signor Ministro, mi faccia un piacere, dismetta quest'abito spocchioso e irriverente e faccia UMILMENTE il suo lavoro

la paghiamo per questo

perchè lo sa che la paghiamo noi, vero??

venerdì 6 marzo 2009

qualche strofa

due tre giorni di ascolto intenso
giudizio incerto...han fatto di meglio ma alcuni spunti interessantissimi ci sono

scorrendo i testi...qualche strofa incisiva

da: I’ll Go Crazy If I Don’t Go Crazy Tonight


Every generation gets a chance to change the world
Pity the nation that won’t listen to your boys and girls
‘Cos the sweetest melody is the one we haven’t heard
Is it true that perfect love drives out all fear?
The right to appear ridiculous is something I hold dear
Oh, but a change of heart comes slow

It’s not a hill, it’s a mountain
As you start out the climb
Listen for me, I’ll be shouting
We’re gonna make it all the way to the light
But you now I’ll go crazy if I don’t go crazy tonight


traduzione:

Ogni generazione ha una possibilità per cambiare il mondo
Triste è la nazione che non ascolterà i suoi ragazzi e ragazze
Perché la melodia più dolce è quella che non abbiamo ascoltato
È vero che l’amore perfetto scaccia tutte le paure?
Il diritto ad apparire ridicolo è qualcosa a cui tengo
Ma un cambiamento del cuore avviene lentamente

Non è una collina, è una montagna
Mentre inizi la scalata
Ascoltami, starò urlando
Arriveremo in fondo fino alla vetta
Ma so che impazzirò se non impazzisco stanotte

da: Cedars Of Lebanon

Choose your enemies carefully, 'cause they will define you
Make them interesting 'cause in some ways they will mind you
They're not there in the beginning but when your story ends
Gonna last with you longer than your friends


traduzione:

Scegli i tuoi nemici accuratamente, perché loro definiranno la tua esistenza
Rendili interessanti, perché in qualche modo si cureranno di te
Non sono lì all’inizio, bensì alla fine della tua storia
Rimarranno con te più a lungo dei tuoi amici

venerdì 27 febbraio 2009

pensiero corrotto

Ascoltando Gomez, autore con Travaglio e Lillo del libro BAVAGLIO che ho letto mesi or sono, mi ha colpito molto una sua affermazione che tuttavia non riesco a far mia, pur comprendendo le motivazioni e le ragioni che sottendono l'asserzione

secondo Gomez "il Parlamento non è lo specchio della nostra società, non rappresenta il popolo italiano"

bè, devo dire che non sono del tutto concorde

anzi, se devo dirla tutta mi sto sempre più convincendo che invece "siamo ciò che critichiamo, nella peggiore delle ipotesi, o siamo ciò che facciamo finta di non vedere e denunciare , nella migliore"

non c'è ambito, settore, occasione pubblica o privata in cui non mi stia capitando di incontrare "qualcuno di viscido, di urticante", gente pronta a lavorare solo per se stesso o per la propria parrocchia, tanto scaltra da assecondare e distorcere la realtà al fine di motivare e dar forza alla propria posizione a prescindere dalla legittimità della stessa, come se fosse irrilevante

per non parlare poi della fenomenologia del conflitto di interessi diffuso, tollerato e assecondato, fonte di potere, reddito e paradossalmente di riconoscenza, stima e persino di processi di beatificazione

non è riduttivo dire che in Parlamento c'è gente che non ritiene l'interesse generale come primario, senza dover per forza quantificarne una percentuale ma forse il problema reale è che non è "il Parlamento" IL problema, o meglio non è SOLO il Parlamento a rappresentare IL problema

sempre più spesso mi sento rispondere:
"anche se non condividi lo sai che funziona così, no?"

come se tutto debba scorrere così perchè fino ad oggi è andata così e a qualcuno è andata persino meglio di quanto potesse legittimamente aspettarsi
"che ci vuoi fare?"

manca sempre di più la volontà di vedere le cose da un altro punto di vista magari anche solo per arricchire un dibattito, non per fare per forza l'avvocato del diavolo: la democrazia non è un gioco delle parti

così ci si accorge che, anche nella quotidianeità, è più facile conformarsi ed amministrare l'esistente e diventa pertanto più conveniente aderire che scostarsi, abbiamo altro a cui pensare, altro a cui dedicare il nostro tempo produttivamente
e così si finisce per accettarlo come ovvio e inevitabile, e di questo passo si scivola irrimediabilmente verso la morte della democrazia, utopia di autogoverno consapevole della gente comune

ma non è riduttivo affermare che questa è, ahimè, la regola a TUTTI i livelli, dall'amministrazione dello Stato alla piccola sede di partito di provincia, passando per il sindacato in ufficio e l'assemblea dei condomini

c'è sempre il mediocre di turno che è pronto ad affermare "è una scelta obbligata, dettata dalla congiuntura, da fattori ambientali esterni che non ci lasciano scelta, che ci vuoi fare..."
mai un atto di coraggio, un tentativo di legger le cose da un altro punto di vista, di fornire un'alternativa, di tentare un'altra strada

e così, corrotto il pensiero, si vanifica lo sforzo anche di chi prova a cambiare il mondo

il riformismo è sempre più minoranza in questo paese, è un fenomeno di nicchia, non va al di là di un'etichetta o di un manifesto elettorale...
nei fatti è impraticabile, strozzato da un conformismo e da un'inerzia spesso dolosi

e allora, alla luce di queste considerazioni che minano le fondamenta "ottimiste" e "buoniste" del mio sentire, mi chiedo se davvero non abbiano ragione coloro i quali intendono provare a sovvertire l'ordine delle cose "senza se e senza ma", "senza destra nè sinistra", "senza l'etichetta o il buon senso", provando a scuotere le coscienze e catalizzando attenzione a prescindere dalla vendita di dvd, di libri e da spettacoli da "industria del dissenso"

è una riflessione difficile, in fondo sono un utopista e per me la parola ideologia ha ancora un senso, ma carpisco segnali negativi intorno a me

mi chiedo: e se del mondo attuale non avessi davvero capito ancora nulla?

imbattersi poi, in una lettura di questa portata, non fa che destabilizzare ulteriormente le mie "certezze"

sono il solo a cui questo studio mette paura?
non c'è modo di uscire da questo circolo involutivo vizioso?

le mie sono farneticazioni da confusione...le definirei così...
sono confuso e quindi farnetico

Al di là delle apparenze, il dubbio non è affatto il contrario della verità. In un certo senso, ne è la ri-affermazione. È incontestabile che solo chi crede nella verità può dubitare, anzi: dubitarne. (Gustavo Zagrebelsky)


beato colui che non ha dubbi (?)

giovedì 26 febbraio 2009

dicotomie umorali

oggi è un giorno strano

mi ha accarezzato la vita...mi ha schiaffeggiato la morte

tutto in un sol giorno

quasi a volermi ricordare che la vita è sì meravigliosa ma anche immensamente fragile

lunedì 23 febbraio 2009

Sale l'attesa


questa settimana il primo step : l'acquisto
a metà marzo il secondo step: il tagliando
a luglio il terzo step: l'evento

le cose vanno programmate...ma aspettare è dura!

mercoledì 11 febbraio 2009

Zagrebelsky

Un punto di riferimento...non aggiungo altro

fonte : il sito di Repubblica

Se il potere nichilista
si allea con la Chiesa del dogma

L'Avvenire, il quotidiano della Conferenza episcopale italiana, ha definito Beppino Englaro "un boia". Credo che debba partire da qui, da un insulto atroce, il colloquio con Gustavo Zagrebelsky, presidente emerito della Corte Costituzionale.

Beppino Englaro, "un boia"?"
In un caso controverso dove sono in gioco dati della vita così legati alla tragicità della condizione umana è fuori luogo usare un linguaggio violento, così impietoso, così incontrollato, così ingiusto. Non ho ascoltato, sul versante opposto, che vi sia chi ragiona dell'esistenza di un "partito della crudeltà" opposto a "un partito della pietà". Credo che in vicende così dolorose debbano trovare espressione parole più adeguate e controllate, più cristiane".

E tuttavia, presidente, i toni accusatori, le accuse così aggressive e definitive sembrano indicare che cosa è in gioco o a contrasto nel caso di Eluana Englaro. I valori contro i principi, la verità contro il dubbio. Questioni da sempre aperte nelle riflessioni dei dotti che avevano trovato, per così dire, una sistemazione condivisa nella Costituzione italiana. Che cosa è accaduto? Perché quell'equilibrio viene oggi messo di nuovo in discussione dopo appena sessant'anni?
"Le posizioni in tema di etica possono essere prese in due modi. In nome della verità e del dogma, con regole generali e astratte; oppure in nome della carità e della com-passione, con atteggiamenti e comportamenti concreti. Nella Chiesa cattolica, ovviamente, ci sono entrambe queste posizioni. Nelle piccole cerchie, prevale la carità; nelle grandi, la verità. Quando le prime comunità cristiane erano costituite da esseri umani in rapporto gli uni con gli altri, la carità del Cristo informava i loro rapporti. La "verità" cristiana non è una dottrina, una filosofia, una ideologia. Lo è diventata dopo. Gesù di Nazareth dice: io sono la verità. La verità non è il dogma, è un atteggiamento vitale. Quando la Chiesa è diventata una grande organizzazione, un'organizzazione "cattolica" che governa esseri umani senza entrare in contatto con loro, con la loro particolare, individuale esperienza umana, ha avuto la necessità di parlare in generale e in astratto. È diventata, - cosa in origine del tutto impensabile - una istituzione giuridica che, per far valere la sua "verità", ha bisogno di autorità e l'autorità si esercita in leggi: leggi che possono entrare in conflitto con quelle che si dà la società. Chi pensa e crede diversamente, può solo piegarsi o opporsi. Un terreno d'incontro non esiste. ".

Che ne sarà allora dell'invito del capo dello Stato a una "riflessione comune" ora che il parlamento affronterà la discussione sulle legge di "fine vita"?
" Una legge comune è possibile solo se si abbandonano i dogmi, se si affrontano i problemi non brandendo quella verità che consente a qualcuno di parlare di "omicidio" e "boia", ma in una prospettiva di carità. La carità è una virtù umana, che trascende di gran lunga le divisioni delle ideologie e dei credi religiosi o filosofici. La carità non ha bisogno né di potere, né di dogmi, né di condanne, ma si nutre di libertà e responsabilità. Dico la stessa cosa in altro modo: un approdo comune sarà possibile soltanto se prevarrà l'amore cristiano contro la verità cattolica".

Lo ritiene possibile?
"Giovanni Botero nella sua Della Ragione di Stato del 1589 scriveva, a proposito dei Modi di propagandar la religione: "Tra tutte le leggi, non ve n'è alcuna più favorevole a' Prencipi, che la Christiana: perché questa sottomette loro, non solamente i corpi e le facoltà de'sudditi, dove conviene, ma gli animi ancora; e lega non solamente le mani, ma gli affetti ancora e i pensieri". Botero era uomo della controriforma. Purtroppo, c'è chi pensa ancora così, tra i nostri moderni "prencipi". Essi potrebbero far loro il motto di un discepolo di Botero che scriveva: "questa è la ragion di stato, fratel mio, obbedire alla Chiesa cattolica". Ora, se l'obbedienza alla Chiesa cattolica è la ragion di stato, è chiaro che i laici non troveranno mai un approdo comune con costoro.

Dobbiamo allora credere che il conflitto di oggi tra mondo laico e mondo cattolico, che ha accompagnato il calvario di Eluana, segnali soprattutto la fine della riflessione del Concilio Vaticano II e, per quel che ci riguarda, la crisi di quella "disposizione costituzionale" che è consistita, per lo Stato, nel principio di laicità contenuto nella Costituzione, e per la Chiesa nella distinzione tra religione e politica?
"Il Concilio Vaticano II ha rovesciato la tradizione della Chiesa come potere alleato dello Stato, ha voluto liberarla da questo legame tutt'altro che evangelico. Non si propose di proteggere o conservare i suoi privilegi, ancorché legittimamente ricevuti, e invitò i cattolici a un impegno responsabile nella società, uomini con gli altri uomini, con la fiducia riposta nel libero esercizio delle virtù cristiane e nell'incontro con gli "uomini di buona volontà", senza distinzione di fedi. Fu "religione delle persone" e non surrogato di una religione civile. Il cattolicesimo-religione civile sembra invece, oggi, essere assai gradito per i vantaggi immediati che possono derivare sia agli uomini di Chiesa che a quelli di Stato".

Ieri mentre finiva l'esistenza di Eluana Englaro e il Paese era scosso dalle emozioni, dalla pietà e, sì, anche da una rabbia cieca, dieci milioni di italiani hanno voluto vedere il Grande Fratello. E' difficile non osservare che l'artefice della macchina spettacolare televisiva del reality e di ogni altra fantasmagorica vacuità - capace di distruggere ogni identità reale, alienare il linguaggio, espropriarci di ciò che ci è comune, di separare gli uomini da se stessi e da ciò che li unisce - è lo stesso leader politico che pretende di dire e agire in nome dell'Umanità, della Vita, addirittura della Verità e della Parola di Dio. Le appare più tragico o grottesco, questo paradosso? Come spiegarsi la dissoluzione di ogni senso critico dinanzi a questo falso indiscutibile?
"Non è questo il solo paradosso. Non è la sola contraddizione che si può cogliere in questa vicenda. Il mondo cattolico enfatizza spesso il valore della dimensione comunitaria della vita, soprattutto nella famiglia. E' la convinzione che induce la Chiesa a invocare a gran voce la cosiddetta sussidiarietà: lo Stato intervenga soltanto quando non esistono strutture sociali che possono svolgere beneficamente la loro funzione. Mi chiedo perché, quando la responsabilità, la presenza calda e diretta della famiglia, nelle tragiche circostanze vissute dalla famiglia Englaro, dovrebbero ricevere il più grande riconoscimento, la Chiesa - con una contraddizione patente - chiude alla famiglia e invoca l'intervento dello Stato; alla com-passione di chi è direttamente coinvolto in quella tragedia, preferisce i diktat della legge, dei tribunali, dei carabinieri. Sia chiaro: lo Stato deve vigilare contro gli abusi - proprio per evitare il rischio espresso dal presidente del consiglio con l'espressione, in concreto priva di compassione, "togliersi un fastidio" - ma osservo come la legge che la Chiesa chiede assorbe nella dimensione statale tutte le decisioni etiche coinvolte: questo è il contrario della sussidiarietà e assomiglia molto allo Stato etico, allo Stato totalitario".

Lei è il primo firmatario di un appello che ha per titolo Rompiamo il silenzio. Vi si legge che "la democrazia è in bilico". Le chiedo: può una democrazia fragile, in bilico appunto, reggere l'urto coordinato di un potere politico invasivo e senza contrappesi e di un potere religioso che agita come una spada la verità?
"Oggi la politica è succuba della Chiesa, ma domani potrebbe accadere l'opposto. Se la politica è diventata - come mi pare - mezzo al solo fine del potere, potere per il potere, attenzione per la Chiesa! Essa, la Chiesa del dogma e della verità, può essere un alleato di un potere che oggi ha bisogno, strumentalmente, di legittimazione morale. Il compromesso convince i due poteri a cooperare. Ma domani? Il potere dell'uno, rafforzato e soddisfatto, potrebbe fare a meno dell'altra. ".

Qual è l'obiettivo del suo appello?
"'Rompiamo il silenziò è già stato sottoscritto da centosessantamila cittadini. È la dimostrazione che, per fortuna, la nostra società non è un corpo informe, conserva capacità di reazione. L'appello ha tre ragioni. E' uno sfogo liberatorio, innanzitutto: devo dire a qualcuno che non sono d'accordo. E' poi un autorappresentarsi non come singoli, ma come comunità di persone. Il terzo obiettivo è rendersi consapevoli, voler guardare le cose non in dettagli separati, è un volersi raffigurare un quadro. A volte abbiamo la tendenza a evitare di guardare le cose nel loro insieme. E' quasi un istinto di sopravvivenza distogliere lo sguardo dalla disgrazia che ci può capitare. L'appello prende posizione. Si accontenta di questo. Se mi chiede come e dove diventerà concreta questa presa di coscienza, le rispondo che ognuno ha i suoi spazi, il lavoro, la scuola, il partito, il voto. Faccia quel che deve, quel che crede debba essere fatto per sconfiggere la rassegnazione".
(11 febbraio 2009)

lunedì 9 febbraio 2009

Che Dio li perdoni?

Che Dio li perdoni

ma che Dio perdoni anche chi si cura così tanto della carne e così poco dell'anima
che perdoni chi usa strumentalmente queste vicende intime e riservate
che perdoni chi piega la religione e la fede al proprio volere
che perdoni chi si batte per la vita di una donna oggi e non si adopera per la pace tra i popoli (anzi)

se Dio c'è che perdoni l'uomo in quanto tale

e lasciamo la famiglia di questa povera donna al suo dolore, in silenzio