lunedì 9 febbraio 2009

Una favola da non perdere Parte 3

Il tanto atteso incontro/scontro tra gli enti sottoscrittori della convenzione è finalmente avvenuto. Almeno questo risultato è stato conseguito e probabilmente non ci fosse stata una scossa da parte della società civile non avremmo visto nemmeno questo colpo di coda.
Inutile sottolineare, tuttavia, come il solito teatrino del "gioco delle parti" sia andato in scena.
Ciascuno ha scaricato su altri le responsabilità, e cosa ci si poteva attendere.
E' una storia già vista, già scritta.

Ma qualche decisione e qualche iniziativa bisognava intraprenderla.
E fortunatamente qualcosa si è mosso:

a) La Regione, la Provincia e il Comune chiederanno un incontro congiunto con il Ministro Bondi per chiedere con forza un impegno formale affinchè il progetto non venga scippato alla città di Matera per assecondare la politica (quella con la p minuscola)...
...e speriamo, non voglio dire altro

b) il Comune, nella figura onnipresente (o onnivora, come l'ho sentita definire da un illustre personaggio locale) del sig. Sindaco E.N.Buccico ha manifestato la volontà di destinare locali alternativi allo stabile della zona Paip precedentemente individuato sia pur transitoriamente e temporaneamente per permettere quantomeno la partenza dei corsi dei formatori

c) si è formalizzato un impegno per andare a "rimodulare" la Convenzione, permettendo così ai tecnici di ridefinire le specifiche e i progetti delle strutture interessate e rivedere poi le scadenze

sembra un buon risultato, sia pur temporaneo e speriamo non effimero, fin qui le buone notizie

in realtà fa specie dover constatare come la "politica" si sia improvvisamente trasformata da carnefice in salvatrice

fino a ieri (fino al giorno in cui, cioè, qualcuno non ha sbandierato ai quattro venti il rischio che la burocrazia e la malapolitica stavano scippando la città di Matera di un'opportunità) tutti dormivano, ciascuno attendeva gli eventi senza minimamente svolgere la funzione di controllo sulla vicenda pur essendone titolato

poi, oggi e domani, tutti giù a lanciar agenzie di stampa e comunicati vari per attribuirsi meriti (e speriamo sian tali!) per aver salvato la baracca

le responsabilità dell'inerzia e delle lotte politico/partitiche alle spalle dei cittadini sono invece FATTI CONCRETI e la propaganda lascia il tempo che trova, soprattutto in questa fase pre-elettorale

a noi, comunque, interessano gli sviluppi della vicenda, la sezione distaccata dell'ICRS è importante e merita il massimo dell'attenzione mediatica e una maggiore partecipazione democratica

speriamo di non dover scrivere un'altra pagina di "lacrime versate" per assecondare gli interessi personali di questo o di quel politicante

attendiamo gli eventi, la città di Matera merita di svolgere un ruolo e di sperare in un futuro più roseo al di là delle ambizioni/aspirazioni di questo o quel signorotto, vigileremo

Puntate precedenti:
Una favola da non perdere
Una favola da non perdere Parte 2

venerdì 6 febbraio 2009

Una favola da non perdere Parte 2

Un paio di aggiornamenti sulla questione "Scuola Superiore del restauro a Matera"

- Rinascita Civile (associazione a cui appartengo), Città Plurale e SassiKult hanno pubblicamente espresso il rammarico e la preoccupazione per i risvolti che la questione sta assumendo con un comunicato stampa


- Siamo stati invitati ad esporre i contenuti dall'emittente locale TRM, e durante la trasmissione "Cucù" abbiamo espresso le nostre idee (qui i due servizi trasmessi dall'emittente in occasione della presentazione di ottobre 2008 e sullo stato attuale dei locali da destinare alla sede)

- Durante la trasmissione è intervenuto telefonicamente il presidente della Provincia di Matera, Nigro, che ha in primis declinato qualsiasi responsabilità (e te pareva), ha poi sottolineato che lunedì prossimo si svolgerà un importante incontro presso la Regione Basilicata proprio su questo tema (pensa te che coincidenza) e affermato, infine,che nella convenzione stipulata non vi è alcun vincolo temporale relativamente agli adempimenti da compiere (ma allora non si capirebbe perchè sarebbe stata indicata una data di consegna dei locali per il 9 Marzo 2009 proprio nella convenzione stessa)

La situazione è questa, aspettiamo fiduciosi la riunione di lunedì al termine della quale il presidente della Provincia si è impegnato a fornire i dettagli e le evoluzioni della vicenda alla stampa. Già questo è un risultato visto che ad oggi NULLA è trapelato dalle stanze dei bottoni, il nulla!

Le considerazioni sulla carenza di "partecipazione democratica" in questa come in altre occasioni, sulla mancanza di trasparenza da parte dei vari palazzi di Governo, sul ruolo della "politica", citata a mò di parafulmine dallo stesso Nigro durante l'intervento telefonico, lascino il passo, per ora, all'attesa per l'esito di questa riunione, speriamo davvero risolutiva.

La speranza è l'ultima a morire!
Per le polemiche speriamo non ci sia tempo e spazio, vorrebbe dire che tutto è andato per il meglio.


Il testo del comunicato stampa:
Scuola Superiore del restauro a Matera : un’occasione da non perdere



Come molti sanno Matera è stata candidata per ospitare una sede distaccata dell’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ex Istituto Centrale per il Restauro) un’Istituzione pubblica, un organo tecnico del Ministero per i Beni e le Attività Culturali specializzato nel campo del restauro e della conservazione del patrimonio culturale. L’Istituto è stato fondato nel 1939, su progetto di Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi per rispondere all’esigenza di impostare l’attività di restauro su basi scientifiche e di unificare le metodologie di intervento sulle opere d’arte e i reperti archeologici.

Oggi ci sono in Italia solo tre “ poli di eccellenza per il restauro” :l’ISCR di Roma, l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze e la Venaria Reale di Torino ; tre centri di eccellenza riconosciuti a livello nazionale e internazionale per la formazione professionale della figura di “Restauratore”. Lo Stato Italiano riconosce la qualifica di Restauratore ai soli diplomati uscenti da una di queste scuole-laboratorio e tale titolo è equipollente alla Laurea Magistrale. Scuole che emettono periodicamente bandi pubblici per l’ammissione di pochi allievi, bandi che vedono la partecipazione, ogni volta, di oltre un migliaio di candidature.

Matera può diventare il 4° polo italiano di eccellenza nel campo del restauro.

A proporre la città di Matera quale sede della Scuola dello ISCR è la Fondazione Zetema con un progetto che nasce dagli anni ’80, subito dopo il terribile terremoto che danneggia molti degli edifici costituenti i Sassi e mette a rischio di degrado le abbondanti opere d’arte presenti negli antichi rioni.
Dopo un lavoro lento e graduale d’intermediazione e progettazione, nel 2006 il Ministero decide di istituire i “Poli Nazionali del Restauro” ; Matera viene candidata e poi scelta.

La Regione Basilicata mette a disposizione i fondi per il recupero e la riqualificazione della sede individuata in zona Paip vicino all’attuale Soprintendenza dei Beni Artistici e Storici, un edificio abbandonato da offrire all’ente Provincia di Matera che propone e ottiene la conduzione e gestione di tutto il progetto e della sede didattica che però va recuperata e adeguata, in cambio la Provincia riceve ovviamente tutte le risorse finanziarie necessarie.

Il 04/09/2007 si stipula il protocollo d'intesa tra Fondazione Zetema, Ministero dei Beni Culturali, ISCR, Regione Basilicata, Provincia di Matera e Comune di Matera, che prevede la costituzione del 4° “Polo Nazionale del Restauro” a Matera. Dopo il benestare del Ministero dei Beni Culturali e della Direzione ISCR da questo momento il lavoro passa ai soggetti locali interessati ed inizia un calvario burocratico amministrativo condito di liti e controversie, una situazione paradossale, che vede come nemici della Città proprio le forze istituzionali più vicine ad essa.

Il 16/11/2007 le sei istituzioni partner si riuniscono nuovamente per redigere e stipulare la convenzione, dopo di che la stessa passa agli enti interessati per l'approvazione. La convenzione viene così approvata da tutti in tempi brevissimi tranne che dal Comune, dalla Provincia e dalla Regione.
Occorrono solo le firme, ma la Fondazione Zetema è costretta ad una dura pressione a livello locale per sollecitare una collaborazione rapida e sinergica da parte delle Istituzioni locali, il rischio è la caduta di Governo e il conseguente annullamento di tutto il progetto.
Finalmente si arriva ad avere tutte le firme in data 11/3/2008.

Dopo pochi giorni il 20/3/2008 l’allora Ministro Rutelli, a pochi giorni dalla conclusione del suo mandato, firma il decreto per l'istituzione della sede distaccata a Matera ISCR.
La convenzione recita all'art. 7 che i locali sede delle attività formative devono essere consegnati entro un anno, quindi entro il 9/3/2009, riqualificati e agibili pena la decadenza de progetto.
Ma ad oggi la Provincia di Matera, responsabile operativa di questa fase, non solo non ha ultimato l’adeguamento strutturale dei locali ma non ha nemmeno cominciato i lavori (sic!).

Mancando questo presupposto non si sono posti in essere nemmeno i bandi per la selezione dei formatori e degli allievi.
Un incresciosa situazione di lassismo burocratico, una superficialità e inadeguatezza professionale, hanno impedito di procedere alla fase forse più semplice di un progetto così ambizioso che già vede la collaborazione attiva del Ministero e dell’ISCR di Roma, la copertura finanziaria della Regione Basilicata per la fase di start-up e la gestione scolastica ordinaria.

La stessa Direttrice ISCR, la dr.ssa Bon Valsassina, è venuta a Matera in più occasioni per sollecitare i lavori e mettere a disposizione della Provincia tutto il Know How dell’ISCR e la consulenza architettonica didattica per la ristrutturazione dei locali, che invece rimangono abbandonati e privi di alcun intervento.

Il 04/10/2008 finalmente si celebra a Matera la presentazione ufficiale del progetto e la provincia annuncia l’avvio dei lavori per l’11 settembre.

Ed invece ad oggi ancora la Provincia non ha fatto niente!

Se non si procede nel più breve tempo possibile all’adeguamento strutturale dei locali, entro i tempi prefissati, la città di Matera potrebbe perdere, questa volta in modo irreversibile, un’opportunità davvero unica. Creare un polo di formazione di questo livello conferirebbe alla città un ruolo di primo piano nel settore della Conservazione e Restauro a livello nazionale e internazionale, come già avviene nelle città in cui esistono le sedi statali distaccate, divenute un crocevia di idee, dibattiti e progetti per la conservazione e la tutela. A rischio è anche un’opportunità di sviluppo sostenibile e culturale per la città, dato che Matera si presta in modo “naturale” ad essere una sede per una scuola di restauro di eccellenza, considerando la propria conformazione di “paesaggio culturale”, il processo di ricostruzione dopo il terremoto dell’80 e quello ancora in atto per il restauro di tutti i Sassi.


Ancora una volta la Città di Matera rischia di perdere un’occasione “ unica” di sviluppo culturale ed economico per la miopia ed il lassismo di alcuni politici, amministratori e funzionari locali che di tutto sembrano preoccuparsi fuorché dell’interesse vero della Città.

Il Presidente della Giunta Regionale ha sostenuto con forza, politicamente e finanziariamente, il progetto ma l’Assessore Regionale alla Cultura perché non è intervenuto?



Ed il Sindaco di Matera, la persona dalla quale ci aspettiamo più direttamente la valorizzazione di Matera, la persona che ha avocato a sé le funzioni di Assessore alla Cultura e che per ruolo istituzionale fa parte del Consiglio di Amministrazione e del comitato esecutivo di Zetema quali azioni ha messo in campo per difendere il progetto?

Ed il Presidente della Giunta Provinciale, l’Assessore alla Cultura della provincia perché non sono intervenuti?

E come giudicare lo staff tecnico della Provincia che prima annuncia l’inizio dei lavori per l’11 /09/08 ed ora, conti alla mano, dice di avere bisogno di oltre un anno per avviare il cantiere?

Sottolineiamo, che solo da pochi giorni e casualmente, siamo venuti a conoscenza di questo problema e con profondo rammarico ci chiediamo perché la Fondazione Zetema non abbia informato e coinvolto la Città sulle difficoltà che il progetto da mesi stava incontrando.



Le Associazioni Città Plurale, Rinascita Civile e Sassikult, insieme a tanti altri cittadini, preso atto della incresciosa ed assurda vicenda, chiedono al Presidente della Giunta Regionale, a tutti i sottoscrittori della Convenzione ed a tutti i politici lucani di risolvere positivamente la vicenda e di informare puntualmente la Città sulle azioni che verranno intraprese.


giovedì 29 gennaio 2009

Una favola da non perdere

C'era una volta e forse ci sarà ancora, un'opportunità di inestimabile valore per la mia città.
La favola narra che la città di Matera fosse stata annoverata nel ristretto gruppo di 4 centri (insieme a Torino, Roma e Firenze) per la realizzazione di una scuola di restauro, sede distaccata dell'Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro.
Ma nelle favole che si rispettino, si sa, c'è sempre un lupo cattivo.
E come fare eccezione sia pur in questa città piena zeppa di paradossi?
Ebbene si, c'è un lupo cattivo.
Ma è un lupo cattivo e malizioso che, assumendo le forme più varie e mutando come un essere extraterrestre, sminuzza e sparpaglia le responsabilità delle sue malefatte vanificando qualsiasi tentativo di rimediare alla situazione di stallo in cui si trova il progetto.
Il tutto, come è ovvio e come è sempre, nell'interesse della città tutta.
Elencare i fatti e i "non fatti" potrebbe esser persino superfluo.
Di fatto c'è che per non perdere l'opportunità c'è da darsi una svegliata e provare ad incidere, sia pur muovendo da una situazione di debolezza, per rimettere in piedi la macchina organizzativa.
E stavolta davvero nell'interesse della città tutta.

E allora è bene individuare almeno cinque punti di pressione (Kenshiro non c'entra nulla ma rende l'idea):

a) Chieder conto alla Regione Basilicata del disinteresse e del mancato controllo dello stato dell'arte, e di conseguenza informare i soggetti interessati (l'assessorato alla cultura e la presidenza) delle ricadute del loro "non agire" perchè rimedino al più presto o se ne assumano la responsabilità politica;

b) Chieder conto alla Provincia dell'incapacità e dell'inettitudine dei dirigenti incaricati e responsabili del procedimento, i quali tra gli incartamenti vari e palleggiamenti delle responsabilità hanno sottovalutato le scadenze poste nella convenzione lasciando che nulla fosse stato messo in piedi ad un mese dalla data di consenga dei lavori previsto dalla convenzione! Sarebbe il caso, tra l'altro, che il Presidente della Provincia si facesse carico in prima persona dell'operato dei suoi dirigenti e perchè no, affidasse a qualcun altro il compito di seguire il procedimento, pur essendo con la valigia in mano;

c) Chiedere che il Governo attuale non stravolga e non stracci gli accordi presi e i decreti firmati dal governo Prodi (nella figura di Rutelli) senza cedere alle lusinghe e alle pressioni del mondo universitario o peggio ancora della politica locale e nazionale;

d) Chiedere che il Comune e il Sindaco svolgano un ruolo di supporto all'iniziativa provando, ad esempio, a garantire una sede provvisoria e temporanea perchè la Scuola inizi la sua attività formativa in modo da poter prescindere dai locali individuati a suo tempo, la cui ristrutturazione è di fatto uno stato di stallo;

e) sensibilizzare i cittadini materani perchè capiscano la portata dell'opportunità e il potenziale giovamento che la Scuola di Restauro può portare alla nostra città, in termini di cultura, economia, immagine, turismo e quant'altro.

E' davvero pietoso e incredibilmente autolesionista che un progetto di questa portata si smarrisca nelle stanze dei palazzi di governo o che giaccia nei cassetti di questo o di quel dirigente o che rientri in una logica di spartizione del potere o peggio ancora che risulti condizionato da deplorevoli lotte intestine alla politica locale per le benedette o maledette poltrone (in una terra in cui il mondo del mobile imbottito è imploso, tra l'altro...che paradosso)

Occorrerebbe far fronte comune, bipartisan come si usa dire, e dimenticare personalismi e protagonismi da prime donne (una volta tanto) per offrire un'immagine coesa intorno ad un progetto un tempo condiviso (basta leggere le carte sottoscritte da tutti gli enti) e non lasciare che tutto il boccone finisca tra le fauci del lupo.

Come nelle migliori favole ci si attende un lieto fine (lo si spera davvero), ma si sappia sin da ora che dovremo esser pronti e capaci di far la parte del cacciatore!

TUTTI!

la società civile, le associazioni, i cittadini, gli intellettuali (supponenti e non, di sinistra e non) e perchè no, i partiti e i politici/politicanti.

Non possiamo più permettere che si sprechino opportunità di questo tipo vanificando il lavoro ventennale di illustri persone a cui deve andare la nostra riconoscenza.

Io ci sarò...con tutto il mio entusiasmo...cantava Pelù...
E ci sarà anche Rinascita civile.

Speriamo e vogliamo che il tutto evolva positivamente, mi ripeto, nell'interesse della città tutta.

mercoledì 21 gennaio 2009

Essere ebrei e...

DI GILAD ATZMON
Palestine Think Tank

Essi si ritirano unilateralmente
Essi cessano il fuoco unilateralmente
Essi invadono unilateralmente
Essi vincono unilateralmente
Essi distruggono unilateralmente
Essi massacrano unilateralmente
Essi fanno unilateralmente il bagno nel sangue
Essi spargono fosforo bianco unilateralmente
Essi uccidono donne e bambini unilateralmente
Essi sganciano bombe unilateralmente
Essi vivono unilateralmente su terra rubata
Essi appoggiano unilateralmente i loro leader assassini
Essi amano unilateralmente il loro "Stato per Soli Ebrei"
La loro democrazia è unilaterale
Essi amano se stessi unilateralmente
Essi sono il popolo unilaterale
Che vive dietro mura di cemento, odio e arroganza
Essi sono ancora uniti e collateralmente non riescono ad amare i loro vicini

Versione originale:

They withdraw unilaterally
They ceasefire unilaterally
They invade unilaterally
They win unilaterally
They destroy unilaterally
They massacre unilaterally
They bathe in blood unilaterally
They spread white phosphorus unilaterally
They kill women and children unilaterally
They drop bombs unilaterally
They live on stolen land unilaterally
They support their homicidal leaders unilaterally
They love their 'Jewish Only State’ unilaterally
Their democracy is unilateral
They love themselves unilaterally
They are the unilateral people.
Living behind walls of concrete, hatred and arrogance
They are still united and lateral failing to love their neighbours

Fonte: http://palestinethinktank.com/


sempre dal sito palestinethinktank.com si può leggere quest'altro articolo dello stesso autore che meglio esplicita la sua posizione riguardo la politica e l'agire del popolo a cui appartiene (qui la traduzione)

mercoledì 10 dicembre 2008

La questione è morale?

Bè, di tempo se ne son presi tanto...per arrivare a questa triste conclusione ci saranno voluti i soliti approfonditi studi, analisi politico-culturali, stage e scuole di formazione politica, forum di discussione e chi più ne ha più ne metta.
Ma ora ci sono arrivati anche loro, gli amici del PD.
Nel Partito Democratico esiste ed è improcrastinabile una questione morale.
Punto.
Punto e ? a capo?
No perchè, prima di iniziare a litigare con chiunque per affermare che se c'è un problema nel PD l'unico titolato a parlarne è il PD stesso, qualcuno aveva persino abbozzato una soluzione (udite udite come si son lanciati): ieri strabuzzavo gli occhi nel veder la Finocchiaro a Ballarò e mi chiedevo: ma ho sentito bene?
E chi mi era intorno mi ha confermato: si si ha detto proprio così:
"se uno dei nostri viene raggiunto anche solo da un avviso di garanzia sarebbe bene facesse un passo indietro"

SOGNO o SON DESTO?

Poi subito mi son detto: che fine farebbe la tanto acclamata e pagnottisticamente votata classe politica dirigente lucana del piddì?
Dobbiamo per forza di cosa far l'elenco delle persone inquisite o condannate a vario titolo O VE NE ANDATE ONOREVOLMENTE TUTTI A CASA INDISTINTAMENTE SENZA FAR L'APPELLO?

SOGNO o SON DESTO?

So già che quando mi sveglierete mi spiegherete che tutto questo è solo un polverone mediatico, che è solo un "tutto cambi affinchè nulla cambi".

Nel frattempo sorrido a pensare a tutti i "trenini della felicità" alle spalle delle storiche locomotive del PD lucano che stanno tremando alla sola idea di aver nuovamente sbagliato cavallo su cui puntare.

Ai "uolteristi" dell'ultima ora un sincero augurio per le loro aspirazioni di delfino/portaborse.
A furia di cambiare il vento dovrà pure sfilacciarle ste bandiere. Che non passi sta questione etica o addio sogni di gloria.

Per fortuna in Italia c'è qualcuno che della questione morale nè fa una ragion di Stato, per fortuna sorgono sempre più gruppi in tutto il paese che provano a rigenerare la classe dirigente su questi solidi presupposti, per fortuna!
Perchè a sentir qualche ben pensante questi non sono nemmeno temi interessanti o elementi fondanti su cui consolidare un rinnovamento politico e culturale di questo paese allo sbando.

Ma tanto ora mi sveglierete (Puff!) e di tutto questo baillame non rimarrà che uno sfottò PD-PDL e un tentativo di rosicchiare consenso a Di Pietro, a cui va dato atto non solo di aver detto queste cose molto tempo fa, ma soprattutto di averle tradotte in fatti concreti.
Il PD tornerà a raccoglier consensi con le promesse, con la lottizzazione, con gli appalti e le nomine negli enti.

L'Abruzzo insegna, la Lucania sogna?. Per ora dorme, poi se sogna non lo so nemmeno.

mercoledì 26 novembre 2008

La crisi, l'incertezza e l'ottimismo

Venti di crisi, zaffate di merda, dubbi e incertezze, forzato ottimismo.
Disorientato da tanta ipocrisia mi ritrovo a gioire delle piccole cose
e le piccole cose di questa settimana sono:

a) Mia figlia muove i suoi primi passi in autonomia

b) Il fratellozzo sta per firmare un contratto (sia pur di apprendistato) per una importante azienda dell'IT in quel di Milano

apparentemente sono piccole ma in realtà grandissime soddisfazioni

giovedì 20 novembre 2008

Il Controllo Democratico

Da qualche mese ho il piacere di collaborare con alcuni amici su inizative di promozione della legalità, controllo democratico e sensibilizzazione dell'opinione pubblica. Siamo un piccolo gruppo, un'associazione di gente libera e indipendente che si pone come scopo l'impegno civile e costruttivo nella quotidianeità.
Ci chiamiamo "Rinascita Civile" e questa che vado a citare è la prima iniziativa concreta a cui partecipiamo da soggetti attivi, sostenitori dei valori che animano l'iniziativa a cui abbiamo dato il nostro piccolo contributo lavorando al fianco di "Progetto Legalità" e di altre associazioni materane.
Si tratta di un'assemblea cittadina per discutere dello stato comatoso della giustizia lucana, per denunciare intrecci e malaffare e portare all'attenzione degli organi superiori e competenti un grido di dolore e di speranza al tempo stesso: se è vero come pare che la giustizia lucana è imbavagliata e strozzata dai conflitti e incompatibilità ambientali è altrettanto vero che non si può, e penso al CSM, rimanere immobili e indifferenti.
E se lo chiede la società civile la denuncia non deve cadere nel dimenticatoio o peggio ancora nell'indifferenza.
Questo il testo del volantino di presentazione, proverò a relazionare sull'esito del dibattito e sulla partecipazione in futuro:

Nella classifica annuale dei paesi più corrotti, redatta da Trasparency International (organizzazione internazionale contro la corruzione), l’Italia si trova al 55° posto e peggiora annualmente la sua posizione.

In questo scenario di dilagante corruzione, si colloca il “Caso Basilicata”.

Una piccola regione del Mezzogiorno dove, in base a notizie apprese dagli organi di stampa, è in atto un’offensiva volta a delegittimare ed eliminare tutti coloro che osano denunciare malaffare e corruzione, compresa quella parte sana di magistratura che osa indagare su comitati d’affari e consorterie che strozzano i cittadini.

Alle lungaggini dei processi, alla carenza di personale amministrativo, di magistrati e di risorse, si è aggiunto il quadro desolante emerso dall’inchiesta “Toghe Lucane”, che vede indagati magistrati e politici di primo piano per gravissimi reati, tra cui quello di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione in atti giudiziari. Reati che destano serio allarme sociale.

Cinque anni fa, i Lucani seppero difendersi dalle scorie radioattive che politici cinici e spregiudicati avevano deciso di “scaricare” in un sito unico a poche centinaia di metri dalla battigia di Scanzano Jonico. Adesso, con la fierezza di chi ama la propria terra e sa difendere la propria dignità, i Lucani devono saper ricostruire la credibilità del sistema giustizia. E’ ormai ineludibile ripristinare

IL CONTROLLO DEMOCRATICO SULL’AMMINISTRAZIONE DELLA GIUSTIZIA IN BASILICATA.

Al fine di evitare che il tessuto sociale venga irrimediabilmente compromesso, è necessario emarginare i corrotti e i corruttori, che proditoriamente vogliono ed alimentano la mala giustizia. Essi rappresentano una sparuta minoranza che non può ipotecare il futuro di tanti giovani e di tanta gente che si sacrifica e fa il suo dovere.

Di tutto questo si parlerà NELL’ASSEMBLEA PUBBLICA CHE SI TERRA’ A MATERA SABATO 22 NOVEMBRE, ORE 10,30 NEL CINEMA COMUNALE, a conclusione della quale saranno chiesti provvedimenti urgenti al Capo dello Stato, al Ministro della Giustizia ed al Consiglio Superiore della Magistratura per ridare funzionalità e credibilità alla giustizia in Basilicata.

Presiederà: Prof. Cosimo Lorè, ordinario di medicina legale Università di Siena;
Interverranno: Avv. Leonardo Pinto (Presidente Circolo Lucano di Matera) ed il Prof. Pietro Tamburrano (Presidente Comitato “Cittadini Attivi”) .


Questo l'evento su facebook
chi ha a cuore la giustizia e la legalità non può mancare

martedì 18 novembre 2008

La mafia in mezzo a noi /2

Il convegno a cui ho avuto modo di partecipare, come già detto, mi ha dato l'opportunità di ascoltare le testimonianze del fratello di Paolo Borsellino (e già solo per questo valeva la trasferta in quel di Ferrandina) ma non solo.
Il dibattito, infatti, prendendo spunto dal racconto della mafia con la "M" maiuscola, ha poi interessato e descritto i risvolti e le vicende locali lucane, intrise di mafia pur non essendo etichettate come tali agli occhi dell'opinione pubblica. A partire dal malfunzionamento della macchina giudiziaria materana e potentina per finire ai reati "di associazione mafiosa per diffamazione a mezzo stampa" passando attraverso le minacce e le intimidazioni a carico di chi si batte contro il racket e l'usura. Andiamo per ordine, qualche spunto di riflessione interessante che ho annotato sul mio moleskine.

Nicola Piccenna, giornalista de "Il resto" e redattore del blog su "Toghe Lucane":
"All'inaugurazione dell'anno giudiziario a Matera il solo Maurizio Bolognetti ha avuto il coraggio di intervenire e rompere il velo ipocrita denunciando e constatando che tanto gli illustri magistrati sul palco quanto gli illustrissimi politici e le autorità ospiti delle prime file fossero tutti, sia pur a diverso titolo, indagati per reati definibili gravi, non bazzecole: il gelo è calato sulla consapevole assemblea."

Avv. Leonardo Pinto:
"Quando ci si incontra in occasioni come queste ci si chiede cosa sia la legalità: la legalità è il potere di chi non ha potere, è quella possibilità di accedere alle istituzioni con fiducia, di avere un giudice terzo e imparziale, di avere un primario competente in ospedale, un assessore che ascolta e lavora per il cittadino senza che questo debba per forza chinarsi.
E' importante riunirsi, discuterne e denunciare: è fondamentale. Ma è necessario che la macchina della giustizia sia garante del sistema, che tuteli i diritti dei cittadini tutti.
Dobbiamo affermare il diritto di poter liberamente parlare di tutto e di tutti in qualsiasi pubblica piazza, senza alcuna remora. E chiedere che un tribunale faccia il suo dovere.

Vincenzo Montemurro, Magistrato della Direzione distrettuale antimafia della Basilicata:
"Il solo dovere della magistratura è quello di essere soggetto alla legge e di lavorare e di amministrare la giustizia in nome e per conto del popolo.
Nell'indagine "Toghe Lucane" vi sono accuse di mercimonio della professione di magistrati e pubblici ministeri inaccettabili in uno stato di diritto e ha il grandissimo merito di dimostrare che un magistrato non è intoccabile, e lì dove sbaglia deve pagare.
Il caso De Magistris e le ispezioni inviate da Mastella testimoniano un vizio del potere esecutivo, il tentativo di sottrarsi al controllo. Ed è, questo, un sistema sottile per ammazzare senza sparare.
C'è poi una considerazione sull'etica che riguarda tutti: prima di chiedere e rivendicare diritti occorre che ciascuno di noi eserciti il proprio dovere, anche qualora questo sia doloroso per se e per i prossimi.
Ai ragazzi organizzatori del convegno poi: non demoralizzatevi se le prime file dei teatri in queste occasioni rimangono deserte, quelli sono i posti convenzionalmente riservati alle autorità, ai politici lucani. Se non vengono è perchè non possono ascoltare le vostre verità: gli affari illeciti abbisognano di silenzio.

Don Basilio Gavazzeni che presiede la Fondazione Lucana Antiusura “Mons. Cavalla”:
E' difficile spiegare alla comunità un caso sottile con "Toghe Lucane", la gente è difficilmente attenta, ma bisogna sforzarsi di farlo, non si può rimanere indifferenti e credere che "non mi tocchi".
Uno dei principi fondanti della libertà cristiana e laica è riassumibile nel "Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio".
Da quando l'uomo ha buttato via "Cesare che si faceva Dio e Dio che si faceva Cesare " è diventato finalmente libero e fermo nella legalità e nel rispetto. Sono queste le parole che devono arrivare alla gente.
Oggi sono il presidente di un'associazione antiusura a 63 anni quando non volevo esserlo già a 46 perchè pensavo fossi vecchio: non c'è ricambio, non c'è coraggio anche perchè il peso delle intimidazioni è forte, soprattutto lì dove manca la garanzia e la tutela individuale e collettiva. Posso testimoniare con la mia diretta esperienza di esser stato sotto schiaffo della malavita e della malagiustizia per 7 lunghissimi anni. Ma deve passare un messaggio di speranza.


E' difficile immaginare un mondo molto diverso da questo soprattutto a breve termine , ma val la pena di sottolineare che il mondo non cambia se noi continuiamo a voltar la testa da un'altra parte.

Le parole di Gandhi riassumano il senso di questo post:
"Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo."




sabato 15 novembre 2008

La mafia in mezzo a noi

Venerdì 13 ho avuto l'occasione di partecipare ad un interessante incontro dibattito sulla legalità in Basilicata. Gli ospiti dell'associazione Pensiero Attivo di Ferrandina (MT) e protagonisti del dibattito sono stati Salvatore Borsellino, Benny Calasanzio Borsellino, Don Basilio Gavazzeni, Pino Masciari, Vincenzo Montemurro, Leonardo Pinto e Nicola Piccenna nelle vesti di moderatore.
Il tema al centro del dibattito è stato la diffusione delle mafie e le forme attraverso le quali si manifesta nella nostra regione. Un dibattito interessante, a tratti demoralizzante ma senza dubbio un'occasione in più per parlare e denunciare piuttosto che tacere e voltare la testa dall'altra parte.


Toccante e incisivo l'intervento di Salvatore Borsellino, fratello del compianto Paolo, brutalmente ammazzato in quel di Palermo nella strage di Via D'Amelio del 1992.
Il ricordo più netto del suo intervento è senza dubbio l'affermazione, carica di rabbia, che lo Stato avrebbe in se tutte le capacità e i mezzi per distruggere le mafie se solo non avesse accettato il compromesso e l'infiltrazione dell'Antistato nei suoi ranghi.
Dopo la stagione delle stragi, l'Antistato e lo Stato si sono fusi e confusi, la commistione politica-mafia e mafia-imprenditoria stringe ormai la Sicilia e l'Italia tutta in una morsa letale. Emblematico è anche il ricordo dell'ultima intervista di Paolo Borsellino a due giornalisti francesi, mai mandata in tv se non in un passaggio su "La 7" alle 2 di notte in cui il magistrato parla dei nuovi riferimenti mafiosi nelle istituzioni: agghiacciante.
Intenso e straziante poi il ricordo delle parole scritte nella sua ultima lettera in cui definisce la mafia come problema morale contrastabile non con la repressione ma con con il movimento culturale. La lotta alla mafia,diceva, non è nei tribunali ma nelle famiglie, nelle scuole e tra le persone...alla ricerca di quel fresco profumo della libertà svanito...
Poi i ricordi delle sue ultime giornate passate freneticamente a lavorare perchè sapeva di non aver tempo, di non averne più abbastanza. Il vomito (letterale) dopo gli interrogatori a Mutolo e Messina, la telefonata del capo quella tragica mattina per avvisarlo di passare per ritirare un documento, poi le accuse a Mancino di Strage di Stato.
Perchè ci sia giustizia lo Stato dovrebbe processare se stesso (Sciascia afferma sia impossibile). Poi un duro attacco all'opinione pubblica, Salvatore dice di esser stanco, stanco di ricevere strette di mani e manifestazioni di stima.
Le sue parole: "Alla fine dei miei interventi molti mi dicono: ci ha commosso. Ma io gli rispondo: allora il mio intervento non è servito a un cazzo, dovete indignarvi, dovete arrabbiarvi, non è più tempo di piangere ma di reagire. Ognuno di noi deve fare il suo dovere e estirpare la mafia prima da se stessi e poi dagli altri. Se Dio avesse voluto che la morte di Paolo fosse stata necessaria per cancellare le mafie sicuramente Paolo avrebbe accettato il suo sacrificio, e invece lo stato in cui ci troviamo non fa onore a mio fratello."
Parole dure, parole di un uomo che ha sofferto e soffre per la perdita del familiare, per la mancata giustizia, per l'indifferenza della gente e tutto quanto ne segue.
Parole scolpite nella mia mente ormai.
Poi il discorso si è spostato sul locale, sulle nostre mafie, sull'intreccio affari politica...ma questa è una storia che merita un post a se, e troverò il tempo e il modo per riportare quanto ho udito.