venerdì 11 giugno 2010

Fifa World Cup 2010



Oggi inizia il Mondiale di Calcio 2010.
Sulla nostra nazionale si scatenano, come sempre, mille critiche, spesso sterili ed ingiustificate.
Come al solito però, le esasperazioni non mi appassionano.
Preferisco sperare di poter godere di uno spettacolo decente, di belle emozioni e di pagine di sport memorabili (non necessariamente legate ai nostri colori).
Riprendendo un post di Ataru sul blog di HB ho deciso di cimentarmi anche io nel pronostico sul mondiale.
Il risultato delle mie elucubrazioni è che l'Italia esce per mano della Spagna ai quarti di finale e che la stessa Spagna sconfigge in semifinale l'Argentina e in finale il Brasile.
Vedremo...


Nel frattempo...che lo spettacolo inizi...sotto con le vuvuzele...per la gioia dei nostri timpani ;)



lunedì 7 giugno 2010

iPad e didattica digitale

Fantasticando e farneticando di progresso e tecnologia a tavola mi son trovato a discutere con mia madre (maestra di scuola elementare) sul
ruolo e la sfida futuristica dell'abbandono del supporto cartaceo anche nell'ambito didattico e scolastico.
Ovviamente ho trovato un muro fatto di diffidenza, di tradizione, di metodi consolidati (anche se efficaci, non è questo il punto).
La sfida appare un miraggio: sostituire libri, quaderni, lavagne, cartelle con un solo supporto tecnologico, quello che oggi potrebbe essere l'iPad ma domani chissà.
Io invece ci credo. E mi auguro che mia figlia possa godere di un potente strumento di calcolo per migliorare se stessa nei processi di apprendimento.
Non penso affatto ad una didattica digitale nel senso di facilitata ma soprattutto ad applicazioni studiate ad hoc per coinvolgere, interessare e stimolare il desiderio di conoscenza sfrtuttando ipertestualità, multimedialità e interattività.


Tutte cose praticamente impossibili oggi in una scuola basata sul trinomio quaderno - libro - lavagna.




Il tutto ovviamente curato da pedagogisti, esperti di formazione per l'infanzia, logopedisti, educatori.
Agli informatici sarebbe destinato unicamente il ruolo di tradurre in applicazioni gli indirizzi progettuali recepiti da questi.
E lì purtroppo cascherebbe l'asino visto che ad oggi, da quello che mi risulta, i corsi di laurea che preparano le figure succitate trascurano il ruolo della tecnologia mortificando di fatto i progetti futuristici da me ipotizzati.

Come dire: i nostri bimbi sono recettivi e pronti ad affrontare l'apprendimento digitale ma non lo sono (e non lo saranno per almeno un'altra generazione) i maestri.

E pensare che l'università dovrebbe essere l'avanguardia e lo strumento per spostare la frontiera della conoscenza...basti pensare che un docente universitario di disegno impone il disegno delle tavole a mano nell'era del computer e dei cad...ho detto tutto.

Io continuo a pensare e sperare che mia figlia possa andare a scuola con il solo iPad sotto il braccio, che possa leggere e sfogliare libri su di esso, sottolineare ed appuntare le cose importanti digitalmente, fruire di applicazioni multimediali ed interattive per l'apprendimento, condividere le proprie esperienze connettendosi alla rete della classe, agli amici e ai maestri, assaporare il gusto di scoprire il mondo divertendosi, apprendere e studiare digitalmente, accedere a biblioteche e teche digitali pressocchè infinite.

E, perchè no, che possa farlo salvaguardando la schiena (pensiamo alla querelle sugli zaini pesanti) e le tasche dei genitori costretti a pagare decine di euro a libro pagando di
fatto più i costi di stampa e distribuzione che i legittimi diritti d'autore.

Io ci credo. Ma sono il solito visionario?

lunedì 24 maggio 2010

Malato di Esterofilia


Se vuoi essere migliore di noi, caro amico, viaggia.

Johann Wolfgang Goethe, Epigrammi, 1796



Probabilmente è più un mio limite che un pregio...ma non posso nasconderlo: sono malato di esterofilia.
Sin dal primo giorno in cui ho messo piede fuori dall'Italia il corto circuito scattato nella mia mente è sempre stato lo stesso: ho sempre avuto un occhio di riguardo e una particolare ammirazione per quello che all'estero si fa meglio di quanto non succeda dalle mie parti.

Senza voler ricordare tutti i miei viaggi precedenti riporto solo un paio di spot degli ultimi due, entrambi in terra iberica.

L'anno scorso sono tornato a Barcellona con la famigliola (c'ero già stato con gli amici in periodo prematrimoniale).

Trovai una città in fermento (cantieri ovunque), vivibile, accessibile, accogliente e calda.
Tralasciando l'immenso patrimonio artistico culturale griffato Gaudì e la volontà di lasciare ai postumi una traccia dei tempi che sono, mi è rimasto impresso un episodio:
nei tempi morti in hotel ho guardato un pò di tv e, giusto per fare un esempio, in prima serata mi sono imbattuto nel servizio di apertura di un tg nazionale: "Come e quando usare la pillola abortiva" con tanto di intervista a medico e psicologo! Passano una decina di minuti e di servizi e mi ritrovo nello stesso tg un approfondimento sul Cammino di Santiago e le folle di pellegrini devoti in marcia.

Tutto trattato con l'equilibrio e il rispetto delle differenti vedute: imparziale e giornalisticamente perfetto.

Quest'anno invece sono stato a Valencia (ringrazio Ryanair per le gentili opportunità che regala visti i costi).
Ho trovato una città meno affascinante dal punto di vista artistico di Barcellona, un centro storico meno ricco ma non meno importante di tante città nostrane, ma sicuramente una città aperta alla sfida del turismo: trasporti pubblici eccezionali, metropolitana diffusa ed efficiente, una città pulita e in espansione con la stessa visione del futuro della più grande e rinomata Barcellona: il progetto della Città delle Arti e della Scienza è, si, un tributo all'architetto valenciano Calatrava ma anche e soprattutto un investimento sul futuro di questa città che anche grazie all'America's Cup ha scoperto una vocazione turistica.

A guardarla da vicino fa impressione la cura dell'aspetto urbanistico, l'ordine e la gestione degli spazi nei quartieri, i polmoni verdi disseminati per la città e la percezione che si ha di una città pulita e non congestionata dal traffico.
E' fuori di dubbio che la "metro" (o comunque il trasporto pubblico) sia il fattore chiave: "convincere" un cittadino ad andare a vivere in una zona periferica garantendogli la comoda raggiungibilità dei centri di interesse è certamente più facile.
Ciò dona dignità alle periferie e respiro all'intera città permettendo pianificazioni urbanistiche eccellenti e funzionali.

Anche qui, poi, ho toccato con mano l'anima "bigotta" della Spagna scoprendo che, una volta all'anno e proprio nei giorni del mio viaggetto, migliaia di fedeli si mettono in coda per baciare la mano della statua della Vergine (alcuni dormendo in piazza dalla sera prima per esser i primi, al mattino, di una coda chilometrica) perfettamente coniugata e rispettata da un governo laico e di sinistra marchiato Zapatero: e non pare vi siano strascichi, ingerenze esterne o particolari ed accentuate animosità nei confronti pubblici e televisi come da noi.

Sono rimasto anche qui positivamente impressionato dalla dialettica e dalla coesistenza di diverse sensibilità. Maturità.

E pensare che lo stereotipo nella mia mente della Spagna era un paese povero, schiavo del post franchismo, bigotto e arretrato rispetto alle locomotive d'Europa politicamente, culturalmente ed
economicamente: uno stereotipo distrutto dall'evidenza dei fatti.

L'unica considerazione che posso fare, ragionando per differenza, è che, probabilmente a causa di un minor tasso di corruzione, gli spagnoli sono stati in grado di sfruttare meglio il "volano euro" e i finanziamenti della fase "Obiettivo 1" di quanto abbiamo fatto noi italiani.

Il risultato, agli occhi di un comune mortale come me, è che la Spagna appare un paese in grado di affrontare la sfida della modernizzazione, che siano stati in grado di "svoltare", di migliorare e di garantire una visione di futuro per i propri figli nonostante le forti pressioni localiste, terroristiche e separatiste interne (tutt'altro che trascurabili e persino violente).

Tralascio volutamente gli altri aspetti tipici, sportivi, enogastronomici e di costume riscontrati...
Lo faccio per salvaguardare la mia salute.
Se mi impelagassi in racconti di tauromachie, di passioni calcisitche, di idiomi e inflessioni, di giudizi estetici e compagnia cantante rischierei un drastico aumento del tasso di "nostalgia" e violerei la terapia per guarire dalla mia ineluttabile malattia: l'esterofilia (so già che la mia "morte" sarà il viaggio in Scandinavia).

Questo blog meriterebbe un maggior spazio per ciascun viaggio fatto fin'ora: dovrei parlare di USA, Parigi, Londra, Praga, Svizzera, Caraibi, Irlanda, Croazia e via dicendo...ma mi manca il tempo...ma prima o poi...RIPARTIRO'!

mercoledì 5 maggio 2010

Orgoglio aretamano!

Aretam è una città fantastica, a misura d'uomo.
I servizi funzionano a meraviglia e noi cittadini viviamo felici.
Io, aretamano doc, mi alzo ogni mattina risvegliato dal cinguettio degli uccellini che stazionano sugli alberi vicini alla mia casa. Dopo una abbondante colazione accompagno mia figlia dinanzi al portone dove l'autobus dell'asilo nido comunale passa a prenderla puntualmente.
Vado anche io a lavorare in autobus, rigorosamente elettrici, ne passa uno ogni 20 minuti e la fermata è a 200 metri da casa mia.
Arrivo alla fermata e il display mi indica tra quanto tempo passerà il prossimo autobus.
Il traffico è così scorrevole che arrivo a lavorare in meno di un quarto d'ora.
Per pausa pranzo spesso, soprattutto nelle belle giornate, opto per un panino mangiato al parco, nei pressi del posto dove lavoro.
Mi godo il profumo dei fiori e del prato mentre il sole mi accarezza il viso.
Torno a lavoro felice.
Quando la mia giornata di lavoro termina torno a casa e decido di portare mia figlia a passeggio in centro o in un parco tematico per bimbi poco distante da esso.
Ci vado in bici o in autobus, il Comune ha istituito un servizio di bike sharing a cui posso accedere con la stessa tessera con la quale mi pago il biglietto sull'autobus.
La sera ad Aretam c'è sempre qualcosa di interessante da fare: concerti, teatro, cinema, conferenze, sport, incontri di quartiere.
Non ci si annoia affatto...guardo la tv pochissimi minuti al giorno, non ne ho tempo.
Vivo in una casa edificata sfruttando lo strumento dell'edilizia comunale: 75 mq di casa costruita rispettando l'ambiente, energeticamente efficiente, dotata di pannelli solari che mi permettono di risparmiare sulle bollette energetiche (già basse visto che il Comune ha investito molto e produce esso stesso energia da fonti rinnovabili). Mi è costata solo 100.000 euro. Solo si fa per dire, ho dovuto comunque chiedere un prestito, ma per fortuna ho ottenuto un mutuo a tasso agevolato grazie alla convenzione che il Comune ha stipulato con una banca locale per le famiglie numerose e meno abbienti come la mia.
Quando ho perso il lavoro poi (lavoravo in un salottificio) ho trovato subito supporto nelle istituzioni: mi hanno sospeso e dilazionato il pagamento del mutuo e delle imposte comunali, ho usufruito di un corso di formazione per il reinserimento al lavoro e grazie ad una legge di finanziamento mirato ho potuto reinserirmi nel mondo del lavoro con una mia attività autonoma nel campo turistico (ma avrei anche potuto fare altro).
Il Comune è davvero una casa di vetro: posso accedere a tutte le carte, le delibere, vedere i consigli comunali semplicemente da internet o recandomi presso la sede dell'associazione del mio quartiere. Quando si tratta di decidere sulle priorità nel ripartire i fondi a disposizione il Comune convoca delle assemblee aperte in cui ciascuno di noi liberi cittadini può partecipare ed essere propositivo.
Posso svolgere tutte le attività burocratiche comodamente da casa o dal lavoro grazie ai servizi digitali e sicuri messi a disposizione dalla pubblica amministrazione.
Aretam è una città moderna e molto vitale: grazie al turismo è una città aperta agli scambi culturali e gli aretamani sono molto accoglienti e ospitali. Il fenomeno dell'immigrazione è vissuto come una risorsa, un'opportunità e non una minaccia. Il lavoro non manca per nessuno, l'agricoltura e il turismo assorbono gran parte della forza lavoro.
Mia sorella, 24enne, ha studiato e si è laureata presso l'accademia delle belle arti di Aretam, ora è ricercatrice nel campo della conservazione e del recupero delle opere d'arte e contribuisce, con la sua ricerca, a creare lavoro e conservare l'enorme patrimonio artistico culturale di cui la mia città dispone. Non ha dovuto andar via nè per studiare nè per lavorare.
Aretam è una città fantastica, è diventata in pochi anni punto di riferimento per tutta la regione e le regioni vicine.
Peccato esista solo nei miei sogni...purtroppo io non vivo ad Aretam (se non di notte, mentre la sogno, dormendo beato nel mio letto).
Vivo a Matera e tutte le mattine che mi sveglio dopo aver fatto lo stesso sogno ricorrente il sorriso mi si spegne sulle labbra.
Anzi, per esser più precisi, più che spegnersi mi si trasforma in un ghigno di tenacia, perseveranza e di speranza: tutte le mattine mi guardo allo specchio e mi dico che il sogno è realizzabile, che Matera può cambiare e mi riprometto di mettercela tutta affinchè cambi!
Nulla di quanto succede ad Aretam è impossibile, nulla è frutto di una folle visione o di allucinazione: son tutte cose fattibili e proposte concrete e credibili.
E se ci crediamo in tanti, superando divisioni e personalismi, combattendo affarismo e clientelismo e operiamo con lo stesso obiettivo in testa (l'interesse collettivo), un tassello alla volta Matera cambierà.
A partire da oggi: MATERA CAMBIA!

Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni. (Paulo Coelho)

venerdì 30 aprile 2010

Il numero 1 - Due anni dopo

Buon compleanno "sostiene saverio".
Esattamente due anni fa pubblicavo il post numero uno di questo mio diario personale digitale.

Ne è passato di tempo...ne son cambiate di cose (?)

Il post n.1 non può che essere dedicato al mio libro preferito, il libro chiave della mia gioventù.

“Sostiene Pereira” è la storia di un personaggio in cerca di autore, un personaggio che di punto in bianco scopre il piacere di battersi per un ideale, sia pur in tarda età

La tarda età deve ancora venire, ma il monito suggeritomi da Tabucchi è esplicito, bisonga aver coraggio e battersi per quello in cui si crede, e per me è diventato un mantra.

E che il titolo del mio blog mi serva da sprone: per trovare il coraggio, ogni giorno, di raccontare e denunciare le ingiustizie intorno a me, di combattere l’indifferenza e di onorare la mia libera coscienza

martedì 27 aprile 2010

Il mensile MATERA CAMBIA!

La campagna elettorale è ormai alle spalle.
Purtroppo, come ampiamente detto, non siamo riusciti a portare un rappresentante del nostro movimento politico in consiglio comunale.
Questo, però, non significa che smettiamo di far politica.
L'abbiamo detto in campagna elettorale: c'eravamo ieri (Rinascita Civile), ci siamo oggi (Matera Cambia!) e ci saremo domani (Circolo Gino Giugni).E' il "domani" è arrivato.
Il Circolo Gino Giugni si sta strutturando coagulando vecchi e nuovi per camminare ed operare insieme, con spirito di gruppo e partecipazione democratica.
Per tenere viva l'attenzione abbiamo deciso di produrre un giornale mensile (per ora, poi si vedrà) che traduca in articoli, inchieste, proposte la nostra azione politica. Un giornalino libero, autofinanziato, scritto senza velleità giornalistiche professioniste ma con tutta la passione che contraddistingue la nostra attività. La testata, ovviamente, si chiama MATERA CAMBIA!.


Il 25 Aprile, in Piazza S.Francesco, abbiamo distribuito la copia pilota, la n.0, che rappresenta un manifesto d'intenti e una presentazione del movimento. Il giornale sarà disponibile presso gli esercizi commerciali e nei punti di interesse.
Poichè mi onoro di scrivere articoli per questo mensile, per non mortificare e far ingelosire i lettori del mio blog personale (ma quando mai!) lascerò traccia dei miei articoli anche in questo spazio virtuale.
Il mensile del Circolo Giugni è ovviamente scaricabile (in pdf) anche qui, sul sito del Circolo.

Stay tuned.

sabato 24 aprile 2010

Buon compleanno Hubble

Da bambino era un sogno.
Volevo studiar le stelle, ero affascinato dal mistero dell'infinitamente lontano.

Oggi è un rifugio...mi ritrovo a spulciar le stelle e a perdermi nell'immensità dell'universo ogni qualvolta mi dispero per la piccolezza del genere umano.

Grazie a questo prodigioso strumento,il telescopio Hubble, ho strabuzzato gli occhi per ore e ore sul mio monitor e non mi stancherò mai di stupirmi per la bellezza delle immagini e per la consapevolezza che questo telescopio sta raccogliendo dati preziosissimi per il progresso dell'umanità.



(la Nebulosa Carina)




Sono passati 20 anni da quel 24 Aprile del 1990, giorno in cui fu lanciato in orbita.

Buon compleanno Hubble!

(i Pilastri della Creazione)

Per gli appassionati come me questo è il sito ufficiale Hubble dell' ESA da cui è possibile scaricare foto e altro materiale per godere di questo prodigio della scienza e della tecnica che ha rivoluzionato il mondo dell'astronomia.

giovedì 22 aprile 2010

Il marchese del Grillo


Ho sempre pensato (e scritto) che fossero i metodi più che i contenuti a dividerci.
Mettendo in discussione me stesso ho provato a cambiare atteggiamento, a rimuovere pregiudizi e a tentar di condividere battaglie ed esperienze. Esercizio vano a quanto pare.
E già perchè se le risposte sono queste posso solo constatare che c'è chi si adopera per costruire un muro.
Quale beneficio ne possa trarre lo sa solo il marchese.
Resto sempre più convinto che l'incomunicabilità sia il più grande difetto della nostra frammentata società civile. E i partiti non fanno che approfittare di questo vizio.

Per la serie...




E va bene...sopravviverò!
In fondo quando mi metto in discussione non è poi così scontato che alla fine io mi dia torto...

sabato 17 aprile 2010

Amico mio...torna all'inizio

(Vorrei che la cantassi tu...ma non ho il coraggio di chiamarti al telefono per suggerirtela)



Traduzione The Scientist
Artista: Coldplay
Titolo: The Scientist
Titolo Tradotto: Lo Scienziato

Sono venuto per incontrarti, dirti che mi dispiace
Non sai quanto sei bella.
Dovevo trovarti per dirti quanto ho bisogno di te
Dirti che ti ho trascurata

Dimmi i tuoi segreti e fammi le tue domande
Ricominciamo tutto da capo.
Correndo in cerchio, si vedono le code
le teste sono in un silenzio a parte

Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile
E' così un peccato dividerci
Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile
Nessuno ha mai detto che sarebbe stata così dura
Portami indietro all'inizio

Stavo solo calcolando cifre e numeri
mettendo i tuoi problemi da parte
Problemi di scienza; scienza e progresso
Non parlano forte come il mio cuore

dimmi che mi ami, torna e assillami
E corro verso l'inizio
Correndo in cerchio, rincorrendo le nostre code
Tornando indietro a quello che siamo

Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile
E' così un peccato dividerci
Nessuno ha mai detto che sarebbe stato facile
Nessuno ha mai detto che sarebbe stata così dura

Sto tornando all’inizio