venerdì 27 novembre 2009

Una nuova opposizione

Fine ottobre 2009
il PD ha un nuovo segretario, un uomo rispettabile e concreto, per nulla avvezzo al politichese e alle manovre oscure.

Bene! Benissimo direi!

Si apre una nuova stagione di opposizione dura e di alternativa

Bene! Benissimo direi!

e quindi?

Quando si trattava di votare in aula per lo scudo fiscale?
Il suo partito era impegnato nella fase precongressuale
e vabbè, pazienza

La manifestazione del 5 Dicembre denominata NO B-DAY?
No grazie, preferisce non esserci
e vabbè, pazienza


Ma allora, quando e da dove iniziamo a fare opposizione e a costruire l'alternativa?
L'alternativa passa attraverso la revisione del bipolarismo e del bicameralismo perfetto?
Sono questi i problemi reali che affliggono la nostra democrazia?

Mah! Resto basito!

Ma poi un lampo squarcia il cielo dell'oblio e della rassegnazione.Ecco cosa intendeva il neo segretario sul nuovo modo di fare opposizione
finalmente una presa di posizione dura contro i privilegi e le leggi ad personam

Lotta dura senza paura!

avanti così...partito dell'alternativa di governo democratica...avanti così

e pensare che quel sigaro ti stava proprio bene...ti donava un "non so che" di rivoluzionario...

lunedì 23 novembre 2009

Democrazia in crisi, società civile anche

Sulla crisi della democrazia, non mi pare che ci sia molto da dire, in più di quel che sappiamo. Se non bastasse la realtà di cui tutti facciamo esperienza nei piccoli e grandi rapporti di vita quotidiana – prima ancora che nella vita delle istituzioni – , ci sono studi ponderosi che parlano della democrazia odierna nella luce spettrale di un "totalitarismo capovolto".
Si elaborano griglie concettuali per "misurare" le democrazie esistenti, e ciò meno per rilevare progressi, e più per attestare regressi verso il punto-zero al di là del quale, di democratico, resta la forma ma non la sostanza. Ritornano antiche immagini biologiche delle società, paragonate ai corpi naturali viventi che, come nascono, sono destinati a morire. Nulla, nelle opere degli uomini è eterno e così, oggi, quest’idea del ciclo vitale si applica alla democrazia.

La caduta dei totalitarismi del secolo scorso sembrava avere aperto l’èra della vittoria della democrazia su ogni altra forma di governo degli uomini. Dalla seconda metà del secolo XX, si cominciò a mettere tutte le concezioni e le azioni politiche in rapporto con la democrazia, diventata quasi un concetto idolatrico comprensivo di tutte le cose buone e belle riguardanti gli Stati e le società, in tutte le loro articolazioni, dalla famiglia, al partito, al sindacato, alle Chiese, alla comunità internazionale. Questa connotazione positiva era un rovesciamento di antiche convinzioni. Fino allora, la democrazia era stata associata all’idea della massa senza valore, egoista, arrogante, faziosa, instabile e perciò facile preda dei demagoghi. Il giudizio negativo di Platone fece scuola nei secoli: la democrazia come regime in cui il popolo ama adularsi, piuttosto che educarsi: «Un tal governo non si dà alcun pensiero di quegli studi a cui bisogna attendere per prepararsi alla vita politica, ma onora chiunque, per poco che si professi amico del popolo».

Oggi, nel senso comune, non c’è un ri-rovesciamento a favore di concezioni antidemocratiche. C’è piuttosto un accantonamento, un fastidio diffuso, un "lasciatemi in pace" con riguardo ai discorsi democratici che, sulla bocca dei potenti, per lo più puzzano di ideologia al servizio della forza e, nelle parole dei deboli, spesso suonano come vuote illusioni. Non c’è bisogno di consultare la scienza politica per incontrare sempre più frequentemente una semplice domanda – «democrazia: perché?» – , una domanda che, solo a formularla, suona come espressione del disincantamento a-democratico del tempo presente e mostra tuttavia l’oblio di una durissima verità: che, salve le differenze esteriori, prima della democrazia c’è stata una dittatura e, dopo, ce ne sarà un’altra.

Che bisogno c’è oggi, in effetti, di democrazia? Con questa domanda, ci spostiamo dalla parte della "società civile". È lì la sua sede, il luogo della sua forza o della sua debolezza.
Nel senso in cui se ne parla correntemente oggi, la società civile è il luogo delle energie sociali che esprimono bisogni, attese, progetti, ideali collettivi, perfino "visioni del mondo", che chiedono di manifestarsi e trasformarsi in politica. Chiedono di prendere parte alla vita politica e di esprimersi nelle istituzioni: chiedono cioè democrazia.

Se la società si spegne, cioè si ripiega su se stessa e sulle sue divisioni corporative, essa diviene incapace di idee generali, propriamente politiche, e il suo orizzonte si riduce allo status quo da preservare, o alle tante posizioni particolari ch’essa contiene - privilegi grandi e piccoli, interessi corporativi, rendite di posizione - da tutelare.

Basta allora l’amministrazione dell’esistente; cioè la tenuta dell’insieme e la tutela dell’ordine pubblico: in altre parole, la garanzia dei rapporti sociali de facto. Di fronte a una società politicamente inerte può ergersi soltanto lo Stato amministrativo che si preoccupa di sopravvivenza, non di vita; di semplice, ripetitiva e, alla lunga, insopportabile riproduzione sociale.

Ma, se questo - la sopravvivenza - è il mandato dei governati ai governanti, ciò che occorre è soltanto un potere esecutivo forte e un apparato pubblico almeno minimamente efficiente. Non c’è bisogno di politica e, con la politica, scompare anche la democrazia. Infatti, mentre ci può essere politica senza democrazia, non ci può essere democrazia senza politica. Non avendo nulla di nostro che vogliamo realizzare, tanto vale consegnarci nelle mani di un qualche manovratore e, per un po’, non pensarci più.

Con queste considerazioni, si spiega l’orientamento che a poco a poco prende piede, a favore di un ri-disegno dei rapporti tra i poteri costituzionali, con l’esecutivo predominante sugli altri. L’investitura popolare diretta del capo, depositario d’un potere tutelare illimitato, contrariamente all’apparenza di parole d’ordine come innovazione, trasformazione, riforme, decisione, ecc. è perfettamente funzionale alla sconfitta della politica democratica, cioè della politica che trae alimento dalla vitalità della società civile.

Non solo: più facilmente, sarà funzionale alla sconfitta della politica tout court e alla vittoria della pura amministrazione dell’esistente, cioè alla cristallizzazione dei rapporti sociali esistenti. Di per sé, il pericolo non è l’autoritarismo, anche se può facilmente diventarlo, le volte in cui si tratta di cancellare o reprimere istanze politiche non integrabili nell’amministrazione dell’esistente. Il pericolo immediato è la garanzia della stasi, cioè la decomposizione ulteriore della nostra società in emarginazioni, egoismi, ingiustizie, illegalità, corruzione, irresponsabilità.

Se non si tratta necessariamente di autoritarismo, non è nemmeno un semplice ammodernamento della Costituzione. L’impianto su cui questa è stata consapevolmente costruita è quello di una società civile che esprime politica, a partire dai diritti individuali e collettivi, per concludersi nelle istituzioni rappresentative, con i partiti come strumenti di collegamento. Questa costruzione costituzionale, però, è soltanto un’ipotesi. I Costituenti, nel tempo loro, potevano considerarla realistica. I grandi principi di libertà, giustizia e solidarietà scritti nella prima parte della Costituzione, allora tutti da attuare, segnavano la via lungo la quale quell’ipotesi avrebbe trovato la sua verifica storica. La società italiana, o almeno quella parte della società che si identificava nei partiti, poteva darle corpo.

Si può discutere se e in che misura questo corpo sia stato fin dall’inizio deformato dalla "partitocrazia" e se, quindi, le istituzioni costituzionali siano diventate uno strumento di affermazione più di partiti, che della società civile, tramite i partiti. Tutto questo è discusso e discutibile. C’erano comunque istanze politiche che chiedevano accesso alle istituzioni. La democrazia costituzionale si è costruita su questa ipotesi, che per un certo tempo ha corrisposto alla realtà. Ora, siamo come a un bivio.

La strada che si imboccherà dipende dall’attualità o dall’inattualità di quell’ipotesi. Noi non contrasteremo le deviazioni dall’idea costituzionale di democrazia soltanto denunciandone l’insidia e i pericoli, cioè parlandone male. In carenza di una sostanza - cioè di istanze politiche venienti da una società civile non disposta a soggiacere a un potere che cala dall’alto - perché mai si dovrebbero difendere istituzioni svuotate di significato? Le istituzioni politiche vitali sono quelle che corrispondono a bisogni sociali vivi. Se no, risultano un peso e sono destinate a essere messe a margine.

Qui si innesta il compito della società civile, nei numerosissimi campi d’azione che le sono propri, e delle sue tante organizzazioni che operano spesso ignorate e sconosciute, le une alle altre. La formula di democrazia politica che la Costituzione disegna è per loro. La sua difesa è nell’interesse comune. Non c’è differenza, in questo, tra le associazioni che operano per la promozione della cultura politica e quelle che lavorano nei più diversi campi della vita sociale. C’è molto da fare per unire le forze.

E c’è molto da chiedere a partiti politici che vogliano ridefinire i loro rapporti con la società civile: innanzitutto che ne riconoscano quell’esistenza che troppo spesso è stata negata con sufficienza, e poi si pongano, nei suoi confronti, in quella posizione di servizio politico che, secondo la Costituzione, è la loro.

Gustavo Zagrebelsky - La Repubblica 07.11.09

mercoledì 18 novembre 2009

Donne oggi

Ho sempre pensato e creduto che il futuro sarà DONNA (a dire il vero auspico che lo sia anche il presente)

Ho sempre ritenuto che, in tutti gli ambiti (tranni alcuni sport in cui la forza fisica è l'essenza del gesto atletico), il "contributo in rosa" migliorerà la società in senso lato
E ho sempre apprezzato l'approccio alle questioni del gentil sesso (escludendo la Binetti dalla categoria, mia croce o cilicio, fate voi)

MA, c'è sempre un MA, mi chiedo:

perchè mai un "convegno" come questo non va deserto?

perchè una festa a Palazzo Grazioli diventa un happening appetibile e un mirabile trampolino di lancio?

perchè, io donna, per diventare ministro o potermi candidare devo scendere a compromessi e assecondare le voglie di un sessista che abusa del proprio potere?

e mi sorge un dubbio: il complesso della "donna oggetto" è una devianza tutta maschile o sta diventando uno strumento di "sotto potere" in mano alle donne più "tagliate"?

machiavelliche come non mai, le donne rampanti sfruttano oggi la scempiaggine dell'uomo che sbava...

...quanto mi piacerebbe un movimento femminista oggi!


un ulteriore segnale dell'ineluttabilità del declino morale della nostra società


ps: ogni riferimento alla richiesta di ingresso in giunta provinciale della componente mastrosimoniaca è del tutto casuale e mi scuso per aver distolto, con questa puntualizzazione, l'attenzione dal motivo ispiratore del presente post, è una banale coincidenza

giovedì 5 novembre 2009

Non si può sempre e solo subire/2

Come preannunciato nel precedente post siamo riusciti ad organizzare un'assemblea per discutere democraticamente dello stato di agonia in cui versa Italia dei Valori in Basilicata e non solo

l'appuntamento è per SABATO 7 NOVEMBRE presso l'HOTEL PALACE a MATERA alle ore 10.00

ci rifiutiamo di lasciare il partito in mano a chi fa della più bieca gestione clientelare il proprio fiore all'occhiello

rivendichiamo il rispetto delle regole statutarie, dell'uso della dialettica e della democrazia nelle scelte del partito stesso

e con questa iniziativa intendiamo fare rete con tutti quanti ritengono che un manifesto di valori valga più di un assessorato, un consigliere o un rappresentante in un ente in più

diciamo di essere un partito diverso? DIMOSTRIAMOLO CON I FATTI!


Comunicato Stampa

Numerosi iscritti e simpatizzanti di Italia dei Valori della Basilicata, tra cui gli iscritti e simpatizzanti del Circolo IdV “G.Giugni” di Matera, constatata l’assenza di qualsiasi riscontro da parte della dirigenza lucana rispetto alla richiesta di convocazione urgente di un assemblea degli iscritti finalizzata a dibattere e deliberare sulla fusione tra IDV ed il partito Addc nonchè sulla candidatura alle prossime regionali della leader dell’Addc, ritengono necessario autoconvocare in data sabato 7 novembre prossimo alle 10,00 presso l’Hotel Palace di Matera una pacifica e civile assemblea che dibatterà sull’attuale situazione della democrazia interna, sul rispetto delle procedure e regole statutarie, sulla “fusione” di IdV con il predetto partito Addc.

All’assemblea-dibattito-conferenza stampa sono invitati tutti i cittadini, i simpatizzanti e gli iscritti che credono nei valori di legalità costituzionale, giustizia anche e soprattutto sociale, partecipazione democratica e trasparenza che informano lo statuto di IdV.

mercoledì 4 novembre 2009

Non si può sempre e solo subire

qualcosa si muove e almeno riusciremo a dire come la pensiamo!


I dipietristi a De Magistris «Così il partito va in pezzi»



è in arrivo un'assemblea autoconvocata di iscritti e simpatizzanti IDV...

...stay tuned!

martedì 27 ottobre 2009

Il nocciolo della questione

Sembrerebbe quasi che sia una questione personale, che si percepisca l'ingresso di chiccessia nel partito come una limitazione degli spazi di visibilità e di azione degli altri.
Ma non è così.
La questione è politica oltre che strategica.

Politica perchè un partito che fa della coerenza, del rispetto delle regole, della legalità, dell'etica, della meritocrazia i propri elementi distintivi sicuramente poco ha da spartire con chi ha rappresentato e costruito un modello clientelare di gestione del potere (per non parlare del trasformismo).

Strategica perchè, pur essendo possibile una metabolizzazione e un confronto (anche duro) sui temi e sulle idee, un'apertura del partito a questa categoria di personaggi macchia inesorabilmente la fedina del movimento, minando profondamente alla base il progetto di "rivoluzione democratica ed etica" del paese.

Ci si offre allo schiaffo delle opposizioni pronte ad additare incoerenza e convenienze di turno e in più si perde appeal nei confronti di soggetti liberi e puri, slegati da catene clientelari e, a loro modo, ideologicamente ed utopicamente convinti che ci sia spazio per le persone oneste.

Per rivoluzionare un paese e scardinare un sistema così fortemente condizionato da affarismi e ingiustizie occorrerebbe far fronte comune, coinvolgere e mobilitare la gente: con che credibilità ci rivolgeremo alla gente per chiedere di schierarsi per una battaglia civile e democratica?

Davvero non capisco come si possa essere così miopi da non leggere la situazione per quella che è:
il partito ha raggiunto un risultato considerevole alle scorse elezioni Europee (il dato politico meno soggetto alle logiche clientelari) grazie a candidature e programmi pressochè inattaccabili e di grande profilo etico e morale.
Questo risultato ha confermato, anzi ha svelato, ai miei occhi, che c'è un tessuto sociale di persone per le quali le battaglie politiche hanno un senso, un significato profondo, non di facciata o di spicciola convenienza.
Noi dovremmo cogliere quel segnale e lavorare per mettere la politica nella condizione di non poter corrompere e comprare il consenso, restituendole il suo ruolo originale.
Il cittadino deve poter votare per un programma e un'idea di Città, Provincia, Regione e Stato, non per un bieco tornaconto personale.
Se così fosse, a prescindere da come ciascuno di noi voti, avremmo sicuramente una società migliore.

Perchè non far tesoro di questa dote e battere questa strada?

Se davvero si avverte un rischio per la nostra democrazia perchè non "arruolare" (e non necessariamente "tesserare") i cittadini sensibili a questo richiamo?

L'emergenza democratica è il motivo valido per cui lottare o stiamo semplicemente cavalcando il momento per assestarci nel sistema colluso/corrotto (consolidandolo di fatto)?

Se poi l'obiettivo è aumentare la rappresentanza "a prescindere", queste manovre politiche sarebbero anche appropriate, da grandi strateghi della vecchia politica.
Ma se così è si sappia che questa non è la mia politica.
E chiunque dotato di un minimo di senso critico potrà convenire con me che questa è sicuramente una posizione antitetica al manifesto dei valori del partito stesso.
Il manifesto dei valori a cui ci ispiriamo ci carica, infatti, di una responsabilità assai più grande e ingombrante di quanto lo sia per partiti e associazioni che non hanno nemmeno affrontato i temi questione morale e meritocrazia.
E allora ce ne vogliamo far carico o dobbiamo sventolare statuti, invocare leggi costituzionali e moralizzare a convenienza?

Perchè continuiamo a pensare al singolo consigliere regionale in più (frutto magari di uno scarto di voti in più raccimolato promettendo come sempre) o al listino regionale (che aborro!) quando dovremmo occuparci di programmi e trasparenza nelle istituzioni, costruendo "L'alternativa di Governo" di cui il buon Di Pietro parla in tv e alla gente.

Continuiamo a ragionare a breve termine e ci staremo precludendo qualsiasi speranza per il futuro.

Magari concluderemo qualche affare e avremo sistemato qualche persona in più ...ma a che prezzo?
Diciamocelo onestamente e ora: conta più la politica o la poltrona/affare?
Lavoriamo per "gestire" il potere o per "usarlo" nell'interesse collettivo?
E' meglio un uovo oggi (solo per alcuni) o sperare nella gallina domani (per tutti indistintamente)?

Troppe domande eh!
...mi consiglieranno di tacere per ragioni di Stato?

domenica 25 ottobre 2009

Di ritorno da L'Aquila

Appunti dalla mia seconda esperienza nelle zone terremotate

Poco è cambiato, troppo poco, direi.
E' vero, arrivando a L'Aquila si nota subito lo sfavillio delle case appena ultimate e consegnate.
Se mi avessero catapultato sulla Terra e non conoscessi i fatti l'avrei quasi scambiato per un luna park. E invece sono i 400 appartamenti realizzati e consegnati da poco, illuminati a giorno per "mostrarli" al mondo più che per necessità.

Per il resto tende ancora sparse qua e là esattamente come 3 mesi fa.
Il freddo la fa da protagonista.
Alla consueta escursione termica a cui ero preparato psicologicamente si sono aggiunte la neve e il ghiaccio mattutino.
Non deve essere affatto facile per le popolazioni colpite da questa disgrazia.

Mi sono fermato a scambiare due parole con gli ultimi abitanti del campo base di Barisciano, a pochi metri dal campo dei Vigili del Fuoco: un simpatico anziano mi ha invitato nella sua tenda blu. Ormai vuota, con una brandina in un angolo e la stufetta elettrica vicino. Mi ha detto che è rimasto solo, la famiglia che stava con lui ha avuto un appartamento in affitto, lui aspetta di sapere se la sua casa sarà buttata giù o meno e mi ha spiegato che per difendersi dal freddo si è confinato in un angolo per non disperdere il calore. Sorride, ce la farà, mi dice, ha indosso un cappotto appoggiato sulle spalle ma gira in manichine. E' un uomo forte, si vede! Non oso nemmeno chiedergli cosa ha passato quella notte. Sorride e già questo ne fa un eroe ai miei occhi.

I Vigili del Fuoco e la protezione civile?
Ridotti nel numero sicuramente, ma comunque presenti.
E a chiacchierare nel campo base dove ho prestato servizio pare che la presenza dei Vigili sia ormai più che altro "istituzionale".
Un segno di presenza dello Stato più che una effettiva opera di sostegno alle popolazioni.

I puntellamenti sono ormai fatti, le ordinanze di demolizione tardano ad arrivare.
Si procede a fare prevalentemente lavori di copertura di tetti lesionati e sfondati e qualche recupero di beni per gli immobili in procinto di essere buttati giù.

Sorge a tutti il dubbio sulla immensità della spesa pubblica per la proiezione di un'immagine:
lo Stato c'è...

...mah...

...forse gli stessi soldi possono essere impiegati meglio, forse non è più il caso di mantenere un apparato così imponente in quelle zone, forse è il caso che la politica lasci il posto ai "manovali"

La drammaticità, guardando per un attimo avanti e non alle tragedie passate, è nella tristezza che si percepisce attraversando la zona rossa del centro de L'Aquila città.

Immutata a sei mesi dal sisma, transennata e presidiata dallo Stato, immobile e in ginocchio.

Un centro che era (e si spera debba tornare ad esserlo) il cuore pulsante di un'economia basata sull'Università (dislocata in periferia e in calo vistoso di iscrizioni), sugli studenti, sulle cartolibrerie, sui negozi e sui locali.
Tutto fermo.

La ricaduta di questo brusco stop, sia pur immaginando una città riconsegnata agli aquilani già domani mattina, sarà negativa e porrà seri interrogativi sull'effettiva rinascita a medio termine.
Tornare a passeggiare sotto i portici potrebbe non significare affatto tornare a vivere.

Mi è capitato tra le mani un giornalino locale, un'edizione quindicinale.
Il titolo di uno degli articoli era:
"Vivevo in un paradiso e non me ne rendevo conto."

Mi sono fermato a riflettere e chiudendo gli occhi ho pensato e goduto del paradiso in cui vivo io...e subito dopo mi sono vergognato per questo istinto egoista.

Su un mezzo vecchio e malandato (come la maggior parte del parco mezzi dei bistrattati pompieri) ma di grande supporto all'attività dei Vigili del Fuoco di Matera è attaccato un manifestino che recita così:

Rialzati L'Aquila!

E speriamo che i riflettori non si accendano solo quando arriva sua maestà il Berlusca o sua eminenza Bertolaso.

mercoledì 21 ottobre 2009

L'unica strada possibile

Ormai un pò sto imparando a conoscere me stesso e l'ambiente in cui sto provando a muovermi.
Tra proposte di bocconi amari, filosofiche illusioni, incazzature vere e simulate, articoli di denuncia e paventate querele, ho finalmente intravisto una via, una strategia comune, un modo operativo per continuare a lottare per rivendicare un ruolo e un'appartenenza.

Il percorso è iniziato, sarà duro e tortuoso ma l'aver vicino gli amici di sempre è IL motivo per cui so che val la pena combattere questa battaglia.

Ma non c'è "Rosa" senza spina: il clientelismo è un male duro da sconfiggere e l'arrivismo non è un male minore.

Il partito, I partiti e LE istituzioni non sono proprietà esclusiva di questo o quel capo bastione, devono essere di chi ne condivide i valori fondanti e fattivamente dimostra di essere coerente.

I problemi, come la polvere, non si nascondono sotto il tappeto ma si affrontano a viso aperto.

Sicuramente sarebbe tutto molto meno duro se ciascuno di noi, forte della propria libertà di pensiero e moralità decidesse di fare rete e lavorare attivamente.

Esattamente come ha fatto Mimmo, un amico ma soprattutto un uomo che ha dimostrato con i
fatti, e non solo a parole, da che parte sta.
Senza compromessi. Alla faccia di chi dice che l'occasione fa l'uomo ladro!

Oggi inizia un nuovo percorso, abbiamo messo insieme 23 persone, 23 tra uomini e donne consapevoli che non può piovere per sempre.
E allora sotto a lavorare, con tutto l'entusiasmo e la determinazione possibile.

Il mio auspicio è che i 23 diventino 50, poi 100, poi 1000 e che magari non ci sia più bisogno di confinarsi in un circolo o in un partito per parlare di rispetto delle regole e onestà, oltre che di prospettive e programmi.

Significherebbe aver sconfitto le mafie e i clientelismi...ma forse qui sto sognando un pò troppo.

Tra i 23, comunque, mi è d'obbligo ringraziare in particolare Francesco, Domenico, Gianfranco e Gianni senza i quali NULLA sarebbe potuto incominciare.

Solo il tempo dirà se riusciremo a cavare un ragno dal buco o se rimarremo avvitati a discutere del sesso degli angeli.

Di certo c'è che dimostreremo a noi stessi prima e al resto del mondo, poi, che l'etichetta non si appiccica sulla giacchetta se non la si merita.

In bocca al lupo amici!

Che IDV siamo noi
("siamo" congiuntivo... sinonimo di auspicio e di speranza)

mercoledì 7 ottobre 2009

Buccico al capolinea

Il Sindaco di Matera, l'avv. Buccico, si è dimesso.
Io mi compiaccio per questo gesto di coerenza da parte dell'ormai ex Sindaco e leggo le sue dimissioni come un gesto di onestà intellettuale.
La coerenza è nell'aver riconosciuto che di politca e di programmi non vi è più traccia (se mai ce n'è stata) ed è giusto che il carrozzone si fermi.

Il gesto però non lo esime dalla critica per un progetto politico (nato monco e morto incompiuto) che pure ha sbandierato ai quattro venti (deridendo, per altro, gli avversari politici e le minoranze).

Buccico paga il prezzo di una maggioranza nata sulla carta in seguito a compromessi che di politico avevano ben poco.
La triplice alleanza, il patto per Matera nascondevano tornaconti e spartizioni che un uomo esperto e colto come il sig. Buccico non poteva far finta di non aver letto.

A mio avviso non sono stati anni di buon governo.

Mi fa sorridere leggere attestazioni di merito (e di rimpianto) nei riguardi di un'amministrazione che ha:

a) provveduto ad aumentare le tasse (contravvenendo tra l'altro alle linee programmatiche del partito nazionale a cui dice di far riferimento)

b) posto in essere "privatizzazioni" di servizi pubblici (senza alcun motivo d'urgenza o impellenza economica) anche attraverso l'abuso di un "falso" project financing (la questione cimiteriale docet, ma anche la questione "parcheggi" è emblematica)

c) aprire i Sassi al traffico rendendoli il primo parcheggio a cielo aperto annoverabile tra i Patrimoni dell'Unesco

d) programmare la costruzione di inceneritori per venire incontro a lobby e potentati amici (il convengo organizzato dal Lions Club è storia ormai) quale soluzione miope e scarsamente lungimirante al problema dello smaltimento dei rifiuti

e) modificare i regolamenti per l'assegnazione dei locali nei Sassi in modo da procedere a concessioni ad personam

f) limitare e via via eliminare le voci di dissenso interne alla propria maggioranza denigrando ed intimidendo

g) nominare assessori personaggi alquanto pittoreschi di cui è più facile ricordare le gaffes piuttosto che la competenza e le iniziative concrete

h) operare un repulisti sommario e su base ideologica per sostituire, e non eliminare, posizioni di privilegio precedentemente acquisite (che non giustifico, sia chiaro); come a dire: lo "spoil system" non ha colore politico

Poi lo so anche io, da comune cittadino, che se gli è mancato il terreno sotto i piedi è perchè, magari, non ha assecondato le richieste di questo o di quel costruttore (il cui "braccio armato" è politico) per il maledetto piano urbanistico e il mattone (unica fonte di reddito per gli speculatori locali). E questa potrebbe essere persino una nota a suo favore.

Ma poteva non saperlo il giorno della stipula del "patto per la città"?

Su andiamo non scherziamo.

Un uomo della sua "statura morale" (tralasciando per puro garantismo i processi penali in cui è implicato) porta comunque con se il peso e la responsabilità per una gestione effettiva del potere in contrasto con gli intenti manifestati a più riprese dai palchi, dai comunicati stampa e in ogni occasione in cui abbia potuto parlare alla città, sia pur sempre in maniera forbita e dotta.

La cultura non è condizione necessaria e sufficiente per governare una città.
L'onestà e il rispetto della legalità, si.

Un saluto (non romano, anche se so che lo apprezzerebbe sicuramente) al sindaco uscente, non mi mancherà nè lo rimpiangerò...

...anche se sospetto che chi lo sostituirà non sarà affatto da meno (ma chi vivrà vedrà)

La mia sensazione è che bisogna scardinare un sistema corrotto e colluso che gestisce la politica "per" gli affari.
E nulla ha potuto, inquesto senso, un Sindaco ritenuto carismatico e capace dai più, pur avendo manifestato di volerlo fare.
Vorrà dire che lo sforzo dovrà venire da altre componenti:
prime fra tutte LA TRASPARENZA E LA PARTECIPAZIONE COLLETTIVA.

Matera non ha bisogno di un Sindaco o un traghettatore d'anime illuminato quanto si voglia.

Ha solo bisogno che le persone oneste si facciano carico di un progetto di rivoluzione culturale, a prescindere dall'appartenenza a questo o a quello schieramento politico.

Riappropriamoci della politica e ridiamole dignità attraverso l'etica e la legalità.

sabato 3 ottobre 2009

Scudo fiscale...vergogna di stato

La legge approvata è indegna, mortifica e umilia i comuni cittadini che pagano le tasse e si guadagnano il pane con il sudore della fronte.
L'anonimato, la "tangente" del 5%...è così indegna che in uno Stato di diritto sarebbe impossibile persino che venisse discussa in parlamento.

Ma noi siamo il paese delle banane, delle ministre veline, della corruzione istituzionalizzata, della giustizia manipolata e via dicendo

Non ci si stupisce più di nulla.

E pensare che si poteva quanto meno infliggere alla maggioranza promotrice del provvedimento una SCONFITTA MORALE respingendolo stesso...si poteva, già.
E perchè non è stato così?
Perchè a fronte di 270 votanti a favore ve ne erano 250 contrari E 30 ASSENTI nelle file della maggioranza (e altrettanti nell'opposizione, a dire il vero)

chi sono?
eccoli

Pd (22)
Ileana Argentin,Paola Binetti, Gino Bucchino, Angelo Capodicasa, Enzo Carra, Lucia Coldurelli, Stefano Esposito, Giuseppe Fioroni, Antonio Gaglioni, Dario Ginefra, Oriano Giovanelli, Gero Grassi, Antonio La Forgia, Linda Lanzillotta, Marianna Madia, Margherita Mastromauro, Giovanna Melandri, Lapo Pistelli, Massimo Pompili, Fabio Porta, Giamomo Portas e Sergio D’Antoni.

Udc (6)
Francesco Bosi, Amedeo Ciccanti, Giuseppe Drago, Mauro Libè, Michele Pisacane e Salvatore Ruggeri.

Idv (1)
Aurelio Misiti.


c'è persino la mia amica Binetti, forse impegnata a dare una mano di minio al suo cilicio per non farlo arruginire...ma questa è un'altra storia

e oltre il danno la beffa

Giorgio Napolitano può rimandare il provvedimento alle camere qualora ravvisi elementi di incostituzionalità e coerenza dello stesso...PUO' ma non lo fa.
E perchè non lo fa: PERCHE' AFFERMA SIA INUTILE! TANTO POI LO RIVOTANO!

ecco il video


che vergogna, che vergogna

è una farsa, svegliatemi, è il peggior incubo che io abbia mai vissuto